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IDEE/ Si può cambiare una tradizione?

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C’è un altro aspetto della verità della tradizione che resta da indagare: la verità nel suo senso soggettivo. Sotto questo profilo è rilevante piuttosto l’aspetto attivo e attuativo della tradizione, il suo farsi piuttosto che il suo essere stato e il suo contenuto. Per comprendere la cosa si potrebbe sfruttare la differenza di significato di due verbi latini: tradere e transmittere, tramandare e trasmettere; il primo dei quali esprime di più l’idea della consegna di qualcosa a qualcuno, mentre il secondo esprime di più l’idea di affidare a qualcuno qualcosa. La traditio mette in evidenza il contenuto, la transmissio il coinvolgimento soggettivo di chi riceve. 

Il linguaggio primario di un tradizione è quello narrativo, che non è solo uno strumento comunicativo, ma entra intimamente nella vita del soggetto. La fabulazione narrativa è la premessa indispensabile affinché il piccolo d’uomo impari a rapportarsi alla realtà e a maneggiarne i significati, introducendosi al mondo dell’esperienza già trasmessa e a quella ancora da vivere. Così anche la tradizione, in quanto racconto di eventi significativi, memoria di valori importanti, modello di relazioni esemplari, ecc. ha a che fare con la costituzione soggettiva e con la sua generazione come protagonista di storia.

In altri termini, una tradizione è vivente se non si limita a essere solo un tradere, ma è anche un transmittere, un affidare alle nuove soggettività (singole o collettive) chiamate a prendere posizione rispetto ad essa. Ancora una volta, una tradizione è viva se non si limita a trasferire dei contenuti, fossero anche valori, ma si offre come patrimonio (patris munus), dono di paternità, di cui appropriarsi e da cui prendere le distanze. 

Le patologie della tradizione vera sono allora facilmente diagnosticabili, sia sul fronte della tradizione stessa, sia su quello dei suoi riceventi. Sul primo fronte la riduzione delle tradizione a sola traditio, a trasferimento di significati e contenuti, di valori e comportamenti senza la trasmissione delle condizione di esperienza che li aveva prodotti, per cui sia reso possibile il coinvolgimento dei destinatari. È questo il principio di un tradizionalismo intellettualistico e/o moralistico, destinato a un decadimento più o meno traumatico.

Sul secondo fronte – spesso esito in reazione al precedente fallimento – la patologia di un individualismo astratto o di un nichilismo concreto che ha perso la percezione dell’indispensabile appartenenza generatrice del soggetto, e pensa perciò l’inizio come azzeramento dell’alterità significativa e lo sviluppo come autorealizzazione sufficiente. 

 



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