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IDEE/ Si può cambiare una tradizione?

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L’idea di tradizione è oggetto di disputa nella filosofia e nella cultura moderne. Una disputa che ancora ci riguarda, in un tempo in cui le tradizioni si ritrovano nel contesto inospitale di una globalizzazione tecnica e finanziaria che non ama le identità e le differenze, ma in cui d’altra parte il senso della tradizione e dell’appartenenza non è sopito, anzi si è ridestato. 

È interessante notare che nella disputa moderna sulla tradizione è determinante l’idea di verità. Due orientamenti estremi definiscono la tradizione come non-luogo oppure come luogo di verità: la visione illuminista e positivista da un lato, e quella romantica e tradizionalista dall’altro. 

Nel primo caso la tradizione ha un significato inerziale e residuale, come tramandamento di forme culturali che non hanno legittimazione se non il fatto stesso di esserci e di perdurare nel tempo. La tradizione è un prodotto del “sonno della ragione” critica, una fattualità oscura che va illuminata e che in tale illuminazione trova la sua dissoluzione. Nel secondo caso, quello del romanticismo tradizionalista, la tradizione è invece per eccellenza l’organo della verità, perché in essa risuona l’eco delle origini e dell’Origine, cioè del rapporto dell’uomo alla Verità divina. 

Nella filosofia  contemporanea il tema della tradizione si ripropone nel pensiero ermeneutico. Se all’impresa ermeneutica non fosse sotteso il filo della tradizione, l’estraneità tra soggetto e oggetto (forme culturali) o tra i soggetti autori di interpretazione sarebbe insuperabile. Qui la tradizione è una comunanza dinamica entro cui è possibile l’incontro e la sua verità.  

In tempi più recenti una ripresa interessante del tema della tradizione è presente nel neocomunitarismo, che in un autore come MacIntyre è svolto in una chiave sociale originale. La tradizione è intesa come l’autocomprensione vivente della comunità e questa come l’atto di sintesi storica di una tradizione. La modalità culturale di tale sintesi ha la forma di narrazione. Ma  la tradizione è fatta anche di forme pratiche vigenti, misurate da criteri di eccellenza, da “virtù”. La tradizione è dunque il fenomeno di trasmissione narrativa di pratiche e dei loro criteri di eccellenza, e tale trasmissione dà forma storica alla comunità.

Quanto abbiamo richiamato sinora offre una pluralità di posizioni teoreticamente distanti, che tuttavia si potrebbe tentare di unificare in un percorso ideale che integra i contributi delle diverse linee di pensiero: la verità della tradizione, intesa come produttività di forme di una vita comunitaria, vive interpretando e interpretandosi e rinvia al problema dell’origine più che culturale del senso. In altri termini, il destino della verità di una tradizione non sono necessariamente il relativismo e la dispersione, bensì l’esperienza storica della verità e la sua apertura, dall’interno delle culture, al Fondamento di ogni verità.



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