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GUARESCHI/ La traduttrice in russo: don Camillo ci insegna la voce del cuore

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Fernandel e Gino Cervi nella trasposizione cinematografica dei romanzi di Giovanni Guareschi (Immagine d'archivio)  Fernandel e Gino Cervi nella trasposizione cinematografica dei romanzi di Giovanni Guareschi (Immagine d'archivio)

Il mondo piccolo era stato inventato da Giovannino Guareschi ma al tempo stesso esisteva realmente e continua ad esistere nel reale spazio geografico e storico italiano. Ma la storia (distillato della storia italiana del XX secolo, con la contrapposizione politica tra comunisti e cattolici nel dopoguerra) si presenta al lettore attraverso il prisma di rapporti e valori che non possono non essere comuni agli uomini, non appena smettono di essere parte di un blocco granitico o rotelline di un'unica macchina, e restano soltanto delle persone, singoli essere umani, uomini e donne.

I contemporanei leggevano i racconti di don Camillo come notizie di cronaca, come satira politica anticomunista. Scrivevano all’autore migliaia di lettere chiedendogli come mai rappresentava i comunisti così umani, perché questo nuoceva alla lotta contro di loro. Oppure, viceversa, gli chiedevano perché li dipingeva così stupidi, mentre non era così, erano anzi l’unica forza politica sana in Italia e nell’arena mondiale. Guareschi veniva minacciato, odiato, disprezzato, eppure continuavano a leggerlo; ogni nuovo libro veniva rieditato infinite volte e batteva tutti i record di vendita.

Ma Guareschi non raccontava dei comunisti, lui raccontava della voce del cuore che sconfigge qualsiasi ideologia e che impedisce all’ideologia di non guardare in faccia la realtà, e non raccontava dei cattolici, ma della voce della coscienza. (…)

Nella sua introduzione al Mondo piccolo l’autore dice che il libro descrive “la storia di un anno di vita politica italiana, dal dicembre 1946 al dicembre 1947”. Ossia descrive gli avvenimenti accaduti dieci anni prima che si inaugurasse la linea politica della riconciliazione e si instaurasse il dialogo, nel periodo più critico in cui il Paese cercava le vie della ricostruzione. La tensione e l’orrore degli omicidi politici si colgono nelle storie del Pizzi e del Biondo, nell’elenco delle armi di vario tipo pronte a sparare o a esplodere, e nella continua attesa che questo avvenisse. E tuttavia non si tratta di una fotografia e non è assolutamente un ritratto realistico del conflitto in corso, Guareschi stesso diceva che “sbaglia il 90 per cento dei borghesi che vorrebbe vedere i comunisti uguali al Peppone dei miei racconti”. Il Mondo piccolo racconta che c’è anche un altro livello. Che nell’uomo c’è qualcosa di ineliminabile che si trova molto in fondo e può restituire all’uomo la sua condizione umana, al di là della disciplina di partito e i principi ideologici. Come succede a Peppone nel racconto Autunno, quando incomincia a ricordare la prima guerra mondiale in cui ha combattuto personalmente e tutti i luoghi comuni della propaganda antipatriottica si dissolvono nella sua testa. Come succede al Brusco, che con “dignitosa indifferenza” aspetta l’arrivo del “rappresentante di uno Stato estero”, il vescovo, ma quando vede il vecchio presule un po’ malcerto, gli offre il braccio e si trasforma così da parte del blocco granitico in persona, in un borghese che mostra con orgoglio il suo paese all’alto ospite (racconto I bruti). Di storie simili nel libro ce n’è molte, perché il senso sta tutto nel far vedere quanto può fare l’uomo quando non dà il cervello all’ammasso e smette di marciare nei ranghi.



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COMMENTI
21/11/2012 - Guareschi in russo (Paolo Tritto)

È bello che Guareschi sia fatto conoscere nei paesi dell'Est europeo, di cui lui stesso sentiva di essere un po' cittadino - "Ho lasciato il mio cuore in Polonia"