BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

RUSSIA/ Dove l'"emergenza uomo" ritrova la grazia della fede

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

A prova di questo, l’originalità del pensiero cristiano specie in Italia, come hanno evidenziato la poetessa russa Olga Sedakova parlando di Dante, e Uberto Motta, docente di letteratura italiana a Friburgo, in un commovente ritratto dell’incontro tra l’Innominato e il cardinal Federigo nei Promessi sposi del Manzoni, parlando in un altro “tempio” della cultura ortodossa ossia l’Università San Giovanni. Proprio l’episodio descritto nell’intervento di Motta è sembrato sintetizzare un tema centrale dei tre appuntamenti moscoviti: il contributo che il cristianesimo può dare in un mondo postmoderno. Dove la crisi in atto da una parte e dall’altra dell’Europa, come ha detto don Stefano Alberto, docente di Introduzione alla teologia nell’Università Cattolica di Milano, riferendosi alla situazione italiana e a quella russa, possono “diventare un’opportunità per una nuova nascita”.

Motta ha sottolineato, Promessi sposi alla mano, come la conversione dell’Innominato, autore del rapimento di Lucia, sia stata provocata dallo scoprire l’“allegria del cardinal Federigo” nel venirgli incontro. “Nel suo cuore era emersa la domanda: cos’ha quell’uomo per rendere tanta gente così allegra? Ciò che obbliga l’uomo a non restare indifferente è innanzitutto una testimonianza nel segno del sorriso che incontra il bisogno di felicità dell’uomo a dispetto dei diavoli che porta dentro”. Questa è stata la proposta lanciata − su un piano teologico e morale − dall’intervento fatto da don Stefano Alberto presentando un’altra grande novità di incontro tra cattolicesimo e ortodossia, ovvero l’imminente pubblicazione della traduzione russa del libro del cardinal Scola Una nuova laicità

“Il contributo originale dei cristiani − ha detto Alberto − è il giudizio della fede e il dono dell’appartenenza ecclesiale. L’azione dei cristiani è la testimonianza. Essa vive nel gratuito comunicarsi di una vita cambiata per grazia, di un’umanità diversa”. Qualche giorno prima, non a caso, in un incontro con un gruppo di giovani cattolici, ortodossi e protestanti Stefano Alberto aveva detto che la fede è un cammino, in una lotta che oggi può essere immane, grandissima, anche drammatica perché è un rapporto col Mistero da ricominciare ogni giorno. Niente egemonismo, niente omologazione. Come alla scuola di Sant’Ambrogio: “Egli − ha detto don Francesco Braschi, della Biblioteca ambrosiana − rimane così sempre coerente nell’affermazione di una realtà, la Chiesa, che è positiva perché abitata da Cristo. In Lui anche la considerazione della dimensione politica sa evitare la caduta nelle opposte e frequenti derive da un lato della condanna senza appello di chi la vede come irrimediabilmente malvagia; dall’altro lato di un’acritica adesione a un sistema di potere che viene ‘beatificato’ in forza della sua disponibilità a dichiarare la propria dipendenza dalla sfera ecclesiastica”.

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.