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LETTURE/ Quelle feste scippate dai "malandrini" politically correct

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Certo qualcuno sorriderà alla domanda “il 25 dicembre è la festa di Gesù o di Babbo Natale?”. Ma siamo sicuri che la risposta otterrebbe il massimo punteggio al test di catechismo? Purtroppo l’analfabetismo religioso registrato da gran parte dei pastori presenti all’ultimo Sinodo sull’Evangelizzazione giustifica un certo pessimismo. Non è un caso che la prefazione a Le feste scippate porta la firma dell’autorevole Mons. Rino Fisichella, l’uomo a cui Ratzinger ha affidato il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Lo stesso che punta il dito sul cambiamento antropologico delle nostre società, sature di shopping e inebriate di produttività e che denuncia vuoti e mancanze nella trasmissione della fede.

Da dove ripartire, dunque, per far scappare a gambe levate i ladri? Dalle parole, iniziando a chiamare le cose con il loro nome, suggerisce l’autore: la Pasqua non celebra la primavera, ma la morte e resurrezione di Cristo, il Natale fa rinascere un Bambino che è nostra salvezza e gioia e non un simpatico mattacchione vestito di rosso, i Santi mangiano dolci e fanno scherzetti, ma perché hanno trovato la felicità e lo testimoniano con la loro vita colma di letizia. E la domenica è il giorno del Signore, non quello delle offerte al megastore. Con buona pace di chi non si azzarda più a dichiarare la propria identità cristiana per non offendere il vicino agnostico.

 

 (Dinfna Valentini)

 



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