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LETTURE/ Giacomo Poretti, il mistero della vita in 32 chilometri

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Giacomo Poretti (InfoPhoto)  Giacomo Poretti (InfoPhoto)

È così: una cosa è scappare, altro è cercare, porsi una meta. A lui sono bastati trentadue chilometri. Ho incontrato gente che è andata dall’altra parte del globo per dimenticare un luogo o un volto e scoprire poi che la distanza da mettere è innanzitutto quella mentale, non geografica. Occorre infatti porre delle mete personali per non scadere nella Provincia e aprirsi all’Universo, e ciò può accadere anche in un paesino, non necessariamente in una grande metropoli. A Milano però Giacomo è venuto davvero, un posto dove “si vive in verticale, e se hai voglia di vedere un amico devi prendere l’appuntamento. Non si può passare sotto casa e suonare il citofono: a Milano il galateo non lo prevede”. Eppure in questa città dove per cenare con un amico sei costretto a mandargli una mail, si possono fare incontri straordinari.

Anch’io, tra qualche attacco di ipocondria e hamburger indigesti, cercavo confusamente qualcosa a Milano. Una sera sono finito in un locale dove la birra costava poco e nel prezzo era compreso anche uno spettacolo di cabaret. Si è presentato un tipo che in un bolognese/emiliano molto improbabile diceva cose non memorabili… Dopo un po’ è entrato in scena un altro tipo più basso… sembrava un intruso, uno capitato sul palcoscenico per errore…. Dopo venti minuti di esilaranti contorsioni e acrobazie, il piccolo, issandosi sulle spalle del monologhista, guardò prima la testa calva, poi guardò il pubblico, prese una bandierina da sandwich e la depositò proprio in mezzo alla pelata. Aprì la bocca e disse: Ho scalato il Màciu Pìciu! In quel momento ho desiderato lavorare con loro: avevo trovato la prima parte del tesoro di Milano. E poi, amatissimo figlio mio, finalmente è apparsa quella che sarebbe diventata tua madre”.

Alto come un vaso di gerani, è veramente il massimo livello cui può arrivare il nostro sguardo, l’altezza giusta. È quella dello sguardo del bambino, per nulla infantile, curioso e desideroso di prendere tutto, aperto al contributo di ogni altro per il proprio star bene. A qualcuno succede di conservarlo, o meglio di recuperarlo senza regressione. Deve essere successo così anche a Giacomo Poretti. Per lui, come per ciascuno di noi, non si tratta di un dato somatico, è un orientamento del pensiero.

 



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