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IDEE/ L'antipolitica di Grillo? E' figlia (illegittima) di Berlusconi

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Beppe Grillo (InfoPhoto)  Beppe Grillo (InfoPhoto)

Ma il motivo più evidente che induce a relativizzare anche questi movimenti sta proprio nella mancanza di una visione del “bene comune”, che si esprime nelle nostre società anche attraverso le strutture della democrazia e dello Stato di diritto. Il “bene comune”, infatti, non è semplicemente la somma degli interessi individuali delle persone, ma riguarda la progettualità comune di una nazione con la quale tutti, al limite, si potrebbero identificare: quindi, quando si fa politica, non si tratta soltanto di dar voce a meri interessi di un gruppo di persone o di guardare alla protesta di una certa “clientela”, ma di realizzare lo sforzo ad integrare queste proteste e questi interessi legittimi in una visione comune sui diritti, valori e doveri portanti della società. Appunto questa dimensione manca al movimento di Beppe Grillo, come anche ai “Pirati”.

Infatti, un motivo importante su cui convergono entrambi, il M5S e i “Pirati”, è quello di affrontare qualsiasi discorso politico esclusivamente nei termini di “interesse”: mentre gli ultimi nascono per la difesa degli interessi privati su internet e intendono realizzare nuove strutture di democrazia diretta per una maggiore considerazione degli interessi di ogni individuo nel processo politico, i primi esprimono la loro protesta e qualche singolare interesse attraverso la voce carismatica del loro leader. Qualsiasi discorso – contro l’Europa e l’euro, per la pubblicizzazione delle leggi prima dell’approvazione, per la gratuità della rete, e soprattutto contro le politiche concrete e contro i partiti – parte da una prospettiva radicale di “interesse”. 

Questo cambiamento di prospettiva viene venduto, infatti, come unica possibilità di una vera, “radicale” democratizzazione in cui finalmente contano gli “interessi” di tutti a tutti i livelli. Ed in effetti, tutti gli slogan che celebrano questa idea vengono percepiti dalla popolazione come una “primavera” in quanto a tanti cittadini per molto tempo è sembrato che i loro interessi non venissero per nulla considerati dalla politica, mentre anzi la politica appariva come una realizzazione di interessi particolari di quelli chiamati da Grillo “la casta”. In realtà, quindi, troviamo anche qui una conferma del fatto che il M5S, che sembra realizzare l’antipolitica, è semplicemente una conseguenza di una situazione antipolitica già creatasi in precedenza: se la politica si riduce ad una lotta tra “interessi”, fondamentalmente regna già l’antipolitica.

Certamente, il M5S non vuole intraprendere nessuno sforzo per riportare ad un equilibrio tale situazione, sfruttando al contrario l’antipolitica, e in questa maniera la radicalizza. Ma quale sarebbe a questo punto la riflessione giusta da fare? La politica, per quanto ricorre legittimamente ad interessi ed ha a che fare con la rappresentazione degli interessi, non si riduce comunque ad essi. E soprattutto non approfitta dalla dimensione “egoistica” di tali interessi, cioè di quella dimensione che mette a rischio il “bene comune” e l’importanza delle istituzioni. 



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