BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TESTORI/ La poesia? Un corpo a corpo con Dio

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Il rapporto con Cristo si declina quindi in tante, innumerevoli forme: provocazione («Sarò me stesso, / sarò vero, / sarò presente, / quando Tu come Dio / sarai per sempre assente»), sfida («Non ha salvato la storia / la Tua deità. // T’illudi forse di poter salvare / con la Tua umanità / la vegetante bestia / della nostra omertà?»), contestazione («Dovevi essere il Dio vero, / il Dio liberante e liberatore. // Sei diventato il Dio schiavo, / il Dio amante, il Dio traditore»), disperazione («Nessun maschio, / nessuna donna, nessuna prostituta / m’ha inseguito così. // Sei rimasto fermo allo stesso punto. / Ti credevo perduto: eri lì»), disprezzo addirittura («Di Te sento solo pietà. // Sei un Dio che per avermi / s’è fatto morte, sangue, / viltà»), senso di scandalo, anche: «La bocca, / la saliva, / il sangue così triste / che m’hai dato… / La ferita sul costato, / il segno come il suo delicato / che alla madre T’aveva legato… // Perché non sei restato soltanto Grazia? / Perché sei diventato anche Peccato?». Ma il Cristo ingiuriato da Testori è un Cristo che resiste irriducibile a ogni attacco; è un Dio presente e addirittura invadente, che Testori sente avanzare nella vita, scomodo addirittura: «Ti sei intromessa / tra il suo bacio ed il mio / orrenda lingua di Dio».

Nel tuo sangue è per l’appunto il luogo di quest’agone disperato, disperante, e tuttavia ardente di una presenza innegabile, desiderata più d’ogni cosa: motore della poesia è l’urgenza che quel Cristo si faccia avanti, diventi ancora più esplicito e più vivo, s’impasti sempre di più con la vita: «Ma Tu non parli, / non dici. // Sei il Dio sordo; / il Dio muto. / Per illuderci di poterTi parlare / Ti sei dovuto incarnare». Ed è proprio qui il nocciolo dello “scandalo” testoriano: non il Dio in sé, ma il Dio-incarnazione, il suo gesto totale verso l’uomo, il Suo Mistero fattosi scandalosamente, incredibilmente vicino. E che lo rende un punto di non ritorno della propria storia personale, un punto imprescindibile di riposizionamento continuo: una presenza con cui lottare. 

Per questo la poesia di Nel tuo sangue si spiega forse meglio alla luce di uno dei suoi frammenti, in cui Testori, rivolgendosi – ancora – a Cristo, dice e afferma – non senza un’ombra di adolescenziale ironia: «T’ho amato con pietà, / con furia T’ho adorato. / T’ho violato, sconciato, / bestemmiato. // Tutto puoi dire di me / tranne che T’ho evitato».

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.