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LETTURE/ Quel quadro di Leonardo che aiuta a capire Manzoni

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Da una rappresentazione dei Promessi Sposi agli Arcimboldi di Milano nel 2010 (InfoPhoto)  Da una rappresentazione dei Promessi Sposi agli Arcimboldi di Milano nel 2010 (InfoPhoto)

La riflessione filosofica di Manzoni si nutre insieme di “logicità” e di “eticità”: “Ed è con questi ‘strumenti’ che Manzoni supera la tradizione illuminista tendenzialmente atea in cui si era formato: la coerenza tra la logica e l’etica conduce coerentemente Manzoni alla fede; la ricerca delle ragioni dell’operare giunge alle ragioni ultime di un solido approdo teologico: «l’eticità sfocia nella religiosità. La ragione logicamente porta alla fede». L’approdo alla fede – oltre che dono della grazia divina – è frutto logico di un accordo tra le ragioni della mente e quelle del cuore; ragioni che trovano nella fede la loro piena giustificazione e il loro pieno compimento, in una visione antropologica integrata e integrale: integrata nella complessità delle sue facoltà mentali e spirituali, contro qualsiasi riduzionismo razionalista e misticista, e integrale nella completezza di una dimensione trascendente che evita di ridurre l’uomo ad una visione puramente biologica”.

Alla radice di questa prospettiva filosofico-poetica non è però una verità astratta, ma una fede che diventa cultura, e ce lo conferma la riflessione su La «verità» di un ritratto. Sul volto di Cristo dipinto da Giulietta Manzoni di Massimo Castoldi.

Nello studio di Alessandro Manzoni nella casa in Via Morone 1 a Milano era appeso un quadro, dipinto dalla figlia Giulietta, che raffigura la testa di Cristo ed è una copia dell’affresco dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Ora, analizzando la relazione del quadro di Giulietta con l’originale leonardesco e il significato che gli attribuiva Manzoni, si comprende che la presenza di quell’acquerello nel suo studio rappresentava per Manzoni qualcosa di più del semplice ricordo della figlia, ma il segno tangibile «delle discussioni durante le quali prese forma la sua idea di prossimità tra romanticismo e cristianesimo e tra cristianesimo e sensibilità moderna.»

La riscoperta dell’orizzonte globale dell’opera manzoniana conduce ad una rilettura del suo capolavoro in cui si coglie come la nuova visione antropologia maturata dopo la conversione e la poetica costituiscano per lui un’unità inscindibile.

Nel breve saggio I Promessi sposi: per quale famiglia? Daria Carenzi mostra che anche se nel romanzo paradossalmente si incontrano poche famiglie, c’è un mirabile scavo antropologico della dimensione familiare. Scavando in profondità nel groviglio dei personaggi e della trama dell’opera si può così comprendere che quanto oggi si dice nella formula del sacramento del matrimonio è già in un certo senso messo alla prova prima in questa magnifica preparazione al matrimonio che è il romanzo manzoniano. 



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