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LETTURE/ Quel quadro di Leonardo che aiuta a capire Manzoni

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Da una rappresentazione dei Promessi Sposi agli Arcimboldi di Milano nel 2010 (InfoPhoto)  Da una rappresentazione dei Promessi Sposi agli Arcimboldi di Milano nel 2010 (InfoPhoto)

Manzoni è un autore che ha avuto uno strano destino: osannato e celebrato già ancora in vita per la straordinaria creatività linguistica, letteraria e culturale, ha finito per rimanere “pietrificato”, sia nel dibattito culturale, sia nella scuola, nel ruolo di autore di un’unica grande opera, sia pure il più importante romanzo “italiano” dell’Ottocento: I Promessi sposi.

Eppure Manzoni è molto di più; ce ne rende avvertiti un denso dossier della rivista Lineatemponline n. 24, che a partire dalla rivisitazione di una serie di opere dedicate al rapporto tra Manzoni e il Risorgimento, apparse in occasione del 150° anniversario dell’unificazione, ci permette di riscoprire l’originale disegno socioculturale che attraversa l’intero arco della sua produzione letteraria e culturale.

È l’idea del Risorgimento come liberazione dalla “servitù politica” allo straniero in virtù dei propri valori tradizionali, la lingua, la letteratura, la religione e la storia (è l’Italia una di lingua, d’altare, di memorie), vivificando il passato con la riscoperta del sentimento di appartenenza (il cor) alla “comunità di discendenza” del popolo italiano (il sangue). 

L’intensa produzione culturale di Manzoni è infatti tutta attraversata da un’ansia di compimento (nei singoli uomini e nei popoli) di quell’esigenza di liberazione dell’umano dagli impedimenti alla realizzazione di quella positività originaria e originale che egli riconosce in sé e negli altri fin dalla prima giovinezza.

Così (in L’Italia di Manzoni) viene presentato il fil rouge che collega i versi della prima giovinezza,  in cui esalta il valore della libertà contro i tiranni, con le celebri pagine dei Promessi sposi - in cui mostra come solo l’immedesimazione con la realtà di Cristo salva tutto l’umano e permette di vivere (e comprendere) l’iniziativa storica in modo realistico - e con gli scritti e gli interventi giornalistici degli anni della vecchiaia, a difesa dell’ideale di libertà, unità e indipendenza dell’Italia, di un popolo che ha maturato nel corso dei secoli una serie di “ragioni”, ovvero una tradizione che gli dà diritto a svilupparsi ed organizzarsi liberamente.

Il Risorgimento viene poi contrapposto idealmente alla rivoluzione francese sulla base di una “filosofia originale: per temi, per forma, per sviluppi” (Garin), una filosofia che, come nota Rita Zama (“Vedere più che si può in noi e nel nostro destino”. Alessandro Manzoni poeta-filosofo), si può compendiare nel famoso binomio “pensare e sentire” perché “il nesso e l’intima unione tra la filosofia e la poesia sono pensati e sentiti profondamente da Manzoni e costituiscono la cifra ultima del suo impegno artistico”.



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