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LETTURE/ Tutto è lecito finché non fa male agli altri?

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Visivamente, Sandel identifica questa trasformazione della società con lo skybox (il palco riservato) degli stadi: lo skybox è una creazione della mercificazione dello sport che non è più stato considerato – senza dibattito – un valore sociale non soggetto al mercato. D’altro canto, la creazione dello skybox, con la distanza che genera fra spettatori ricchi e poveri, incrementa a ogni partita la possibilità che lo sport non sia un luogo comune e corrompe la concezione dello sport stesso che diventa occasione di sfoggiare uno status symbol più che di godere del gioco.

L’osservazione di per sé non è originale (oltre ad Aristotele, l’economista Hirsch l’aveva già avanzata nel 1976) ma richiama a pensare a quale sia la natura degli oggetti in questione. Il punto originale è invece il dire che, visto che la natura, anche solo funzionale, degli oggetti non è sempre (e non è più) chiara, occorre una società che favorisca un dibattito acceso su tale natura. La finta discrezione e neutralità liberale sulle scelte morali ha di fatto privato la società di uno spazio comune. Partita dall’idea che qualsiasi scelta morale vada bene purché non leda la libertà altrui, e quindi purché non entri nel sacro spazio pubblico, la società liberale si è ritrovata ad avere un solo signore dello spazio pubblico – il mercato – che alla fine ha invaso anche lo spazio delle scelte private.

L’osservazione è acuta. Lascia più perplessi, invece, il tono moralista e un po’ nostalgico di molti giudizi – lo sport ha davvero qualcosa di sacro che non può essere alterato da uno skybox? – che in fondo tradisce qualche pregiudizio di troppo e una certa incomprensione della radice della libertà umana che sta anche al fondo dello sfrenato liberismo denunciato. È la libertà in quanto capacità del bene e del possesso che è anche all’origine del mercato. È la stessa libertà che ci fa premere per qualcosa di migliore. Non si calmerà la spinta del mercato solo dicendo che il mondo sarebbe più giusto e buono se dialogassimo sulla natura degli oggetti. Il dialogo proposto da Sandel diventa un calmante razionale interessante solo per certe persone già convinte della validità di alcuni valori.

Occorrerebbe, invece, capire come quel dialogo risponderebbe di più all’esigenza di qualcosa di meglio e di buono. È la natura totalizzante della libertà – e quindi l’assolutezza della verità e del bene – che andrebbero tematizzate e affrontate. Ma questa natura totalizzante e questa assolutezza dei beni a cui la libertà tende (imperfettamente) sono ben più impopolari del dire che il mercato non è tutto.

 



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