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GIORNALI/ I nuovi profeti di sventura e il "partito" dei Dissociati

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A Firenze si parla nientemeno che del destino del mondo (InfoPhoto)  A Firenze si parla nientemeno che del destino del mondo (InfoPhoto)

La nostra epoca è diventata sempre più un’epoca delle chiacchiere in cui ciò che è venuto meno è uno dei vincoli strutturali del mondo che ci siamo lasciati alle spalle: la coerenza tra la parola e l’azione. Siamo esonerati dal problema di cambiare praticamente il mondo perché lo possiamo apparentemente cambiare attraverso parole che non hanno alcun riferimento alla realtà. Mai come nell’epoca che stiamo vivendo le parole che rappresentano i cambiamenti futuri sono diventate inerti testimonianze dell’impotenza creativa degli esseri umani.

Tutto rientra ormai nella logica dell’intrattenimento senza che si riesca a produrre alcuna reale modificazione dello sguardo sul mondo. L’eccesso di parole può produrre paradossalmente l’effetto di una grande afasia: nessuno riesce a cogliere i reali termini del conflitto tra poteri su cui è chiamato a prendere posizione. Nel mondo della chiacchiera scompaiono le testimonianze di vita che sono capaci di innescare un nuovo ciclo di pensieri. Francesco non ha promosso un convegno sui rapporti fra monachesimo e istituzione ecclesiale ma ha praticamente mostrato un’alternativa di vita. Come nello straordinario film Gli uomini di Dio, i monaci non andavano predicando la buona novella ma agivano come fratelli della comunità umana che li ospitava anche quando tra essa si nascondevano gli assassini delle loro vite. 



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