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LETTURE/ Ecco la "rivoluzione" che può salvare Firenze (e noi)

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Michelangelo, David, 1501-04 (InfoPhoto)  Michelangelo, David, 1501-04 (InfoPhoto)

Da dove inizia Firenze? Inizia da una piazza depressa e dimenticata, a poche centinaia di metri dal centro ingolfato dal turismo di massa; una piazza che dopo le nove di sera è frequentata solo da qualche homeless che cerca rifugio sotto i portici e a volte per scaldarsi accende un falò. Sembra un’immagine tratta da La Strada, l’ultimo apocalittico romanzo di Cormac Mc Carthy. Invece è un’immagine catturata dal vero da Luca Doninelli per il suo nuovo libro Salviamo Firenze (Bompiani, 124 pp.). La piazza in questione è Piazza Santissima Annunziata, su cui s’affaccia lo Sspedale degli Innocenti, prima grande opera firmata da Filippo Brunelleschi nel 1419 e quindi “atto di nascita”, scrive Doninelli, «del movimento artistico più importante di tutta la storia: il Rinascimento».

La parola nascita è quanto mai appropriata, perché quell’edificio per il quale Brunelleschi disegnò un meraviglioso portico che divenne parametro per tutti gli architetti del mondo, era destinato ad accogliere gli orfani o i trovatelli. Oggi la condizione di quella piazza è l’emblema della grande amnesia di cui oggi è affetta Firenze, città travolta dai flussi del turismo globale, una «città che sta morendo, sgretolata dalla merda dei piccioni». E ci appare «completamente disperata, incapace di progettarsi tanto rispetto al futuro quanto al passato».

Il libro di Doninelli funziona come una terapia d’urto, tanto duro nella diagnosi quanto provocatorio nelle proposte (trasferire il David di Michelangelo, capolavoro ridotto a feticcio, fonte di degrado per gli assembramenti che genera). Ma è soprattutto un atto d’amore verso la città che per parte di madre è anche la “sua” città: così Doninelli gioca il proprio sguardo e la propria scrittura per il riscatto di Firenze. Potremmo chiamarlo un atto di vera letteratura civile, in cui l’autore non si chiama fuori dal gioco, non si limita al j’accuse per lo stato di degrado ma rischia di suo, indicando una strada.

Solo chi ama l’oggetto delle proprie indagini alla fine sviluppa vera conoscenza. Accade così che leggendo il libro di Doninelli si abbia l’opportunità di conoscere davvero Firenze, che non è città qualunque ma è quella città in cui ad un certo punto accadde un “absolute beginning”, «per cui un gruppo di ragazzi seppe invertire il cammino del mondo».



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