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MEDJUGORJE/ Se anche uno "scettico" non vede ma cambia

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Tiziano, L'Assunta (1516-1518) (Immagine d'archivio)  Tiziano, L'Assunta (1516-1518) (Immagine d'archivio)

Fatte le presentazioni, altrettanto scanzonato è il resto del libro, racconto del pellegrinaggio che Cammilleri fece a Medjugorje nel 1990. Molto concreta è la ragione che lo induce a partire. Anni prima, ha avuto un terribile incidente in auto, cui è scampato per un soffio; da allora patisce un’ansia incontenibile tutte le volte che deve viaggiare, con qualunque mezzo ma specialmente su strada e sotto l’acqua, e dato il suo mestiere di conferenziere è un inconveniente non da poco. Decide così di andare a chiedere la grazia della guarigione da quest’ansia. Già il viaggio è una durissima prova: prima, all’auto su cui è con un amico scoppia una gomma e – sotto la pioggia – finiscono in un fosso; poi, raggiunto in ovvio ritardo il pullman dei pellegrini con cui hanno appuntamento, è anch’esso in ritardo, e la capopullman non manca di sottolineare come nel contrattempo che ha fermato anche la corriera c’è evidentemente un intervento della Madonna.

Giunti a destinazione, si trova davanti lo scenario consueto dei santuari, tanta devozione e tanti piccoli affari che ci girano intorno. Ma anche al commercio di devoti souvenir guarda benevolo: “A differenza di certi, non mi sono mai scandalizzato per il merchandising religioso. Sono convinto (e lo ero anche allora) che, tra le benedizioni che un’apparizione lascia, c’è anche quella di togliere dalla fame i posti in cui avviene”. Del resto, prosegue, “so per esperienza che, di solito, sono i più lontani dal cattolicesimo a voler dare lezioni di cattolicesimo ai cattolici. E sono gli stessi che, magari, si vantano di aver speso una fortuna per procurarsi la chitarra sfondata di Jimi Hendrix o una ciocca di capelli di John Lennon. Forse, in effetti, l’orologio di plastica con sopra la faccia di Padre Pio non sarà il massimo del buon gusto estetico. Ma non so qual gusto estetico ci sia in un teschio umano ricoperto di brillanti o nel dito medio in granito che campeggia davanti alla Borsa milanese. Eppure, sono oggetti battuti in aste miliardarie. Al credente interessa, più che l’estetica, il memento: guardare l’ora e vedere Padre Pio equivale a ricordarsi delle cose eterne e a ciò che più conta”.

Partecipa, quindi, per tre giorni, alla vita dei pellegrini, la salita ai monti delle apparizioni, la Messa, le preghiere. Senza assistere a fenomeni particolari, senza particolari entusiasmi o emozioni. “Non la ottenni, la guarigione, né ebbi risposta alle mie domande sul perché della sofferenza. Si dice che nessuno torna da un pellegrinaggio mariano a mani vuote, perché anche i meno esauditi riportano conversione o serenità di spirito o cristiana rassegnazione. 

Nulla di questo successe con me ed è inutile che lo neghi. Forse sono il solo, o forse sto dando voce a molti. Niente, solo il freddo di una fine ottobre tra i monti e il silenzio attorno alla chiesa dei due campanili. Né Madonne, né segni nel sole o nel cielo, né croci girare o incendi virtuali ardere. Che ciò sia per la durezza del mio cuore? O perché non ne ho veramente bisogno? Oppure, infine, perché anche questo fa parte della croce che devo portare? Boh”.



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