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BENEDETTO CROCE/ Borghesi: la sua attualità è morta, il "presente" è Pasolini

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (InfoPhoto)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (InfoPhoto)

Con la caduta del regime, nel 1943, si è parlato, per Croce, di un ritorno alla religione caratterizzato dal suo opuscolo Non possiamo non dirci “cristiani”. In realtà non si tratta di un vero approdo religioso. La religiosità di Croce rimane quella di sempre, immanente e laica. Nel 1943, di fronte alla catastrofe della guerra, il ritorno al cristianesimo, dichiarato come «la più grande rivoluzione che l’umanità abbia avuta», è il ritorno ad una eredità preziosa che va ripresa in termini di civiltà e di cultura. Un’eredità che, hegelianamente, va conservata e insieme superata nel grande quadro della cultura moderna. 

In tal modo il pensiero crociano, pur interrogato dal fascismo e dalla guerra, rimaneva fermo, però, al quadro 1871-1914 dell’Europa “felix”. Un quadro che non prevedeva né l’attualità di Marx né quella di Nietzsche. Come a dire che non era in grado di interpretare il secondo dopoguerra, dove non solo cristianesimo e marxismo occuperanno la scena ma lo stesso storicismo, a partire dagli anni 70, si colorerà di nichilismo. L’eredità cristiana, che la “filosofia dei distinti”, in qualche modo presupponeva, si era consumata. Pasolini, e non Croce, diveniva il nostro intramontabile presente.

 

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COMMENTI
10/12/2012 - vero, verissimo (Claudio Baleani)

Tutto vero. Pasolini è davvero un grandissimo e il dialogo in un suo film fra Otello e Jago resterà nella mia memoria per sempre: "Sono contento. Perché sono così contento?". "Perché sei nato". "E che vuol dire che sono nato?" "Che ci sei". Non credo che possa esistere un altro fondamento al pensiero che questo.

 
10/12/2012 - Presente? (Ruben Varisco)

Se Pasolini è il presente, significa che siamo con la testa 50 anni fa e che continuiamo a guardarci il pupo mentre la nazione si sfascia. Saluti