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BENEDETTO CROCE/ Borghesi: la sua attualità è morta, il "presente" è Pasolini

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (InfoPhoto)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975) (InfoPhoto)

È singolare che il pensiero di Benedetto Croce, che negli anni del ventennio fascista espresse la resistenza liberale al regime, ci appaia oggi così datato. Paradossalmente il suo fratello-nemico Giovanni Gentile, filosofo di Mussolini e del fascismo, risulta (negativamente) essere più “attuale”, al punto da influenzare, come bene ha mostrato Augusto Del Noce, la stessa cultura antifascista del dopoguerra. 

Ciò non significa che l’opera e il pensiero di Croce non siano stati di prima grandezza. Il filosofo è al centro dei passaggi salienti della cultura italiana dalla fine dell’800 al 1945: dal dibattito, con Sorel-Labriola-Gentile, sul nascente marxismo in Italia; alla critica neoidealistica al positivismo; alla valutazione, positiva, prima, e poi critica verso il fascismo. Nonostante ciò appare oggi come pensatore legato al passato. La filosofia crociana sorge nella sintesi tra storicismo e idealismo, tra relativismo storico e assolutizzazione dei valori di un’epoca: l’età liberal-borghese 1871-1914. Quell’età inizia con la sconfitta della rivoluzione, nella Comune di Parigi, e con la caduta del potere temporale dei Papi, nel 1870. Il pensiero crociano, scrive del Noce, «vive nell’impressione di due definitivi crolli, quello dell’utopia rivoluzionaria, e quello del cattolicesimo. Ora, l’accettazione di queste due esclusioni, del pensiero rivoluzionario e della religione trascendente, caratterizza appunto il pensiero di Croce». 

Il periodo che va dal 1870 al 1914 è quello dell’ Europa felix, liberale, ottimista, segnata dall’idea del progresso infinito. È qui che prende forma la filosofia crociana come teorizzazione dell’“età dei distinti”, dove etica-economia-politica procedono autonomamente. A quell’età il neoidealismo, crociano e gentiliano, vuole assicurare una sua “religiosità” in contrasto con il materialismo, positivista e naturalista, schiavo dell’utile e degli egoismi individuali. Una religiosità immanente, umana, aliena da ogni riferimento al dogma e al Dio trascendente. Il neoidealismo come religiosità filosofica dimostrerà però tutto il suo limite proprio con l’avvento del fascismo e il tramonto dell’Italia liberale. Nonostante l’alta testimonianza di libertà di fronte al regime, resa dal filosofo durante il ventennio, resta il fatto che essa si accompagna ad una “non pensabilità” del fascismo. Per Croce il fascismo restò una “parentesi”, una crisi improvvisa, l’esplosione di un irrazionalismo vitalistico e primordiale. Un pensiero che si giustificava mediante la storia confessava, implicitamente, la sua impotenza di fronte all’imprevedibilità della storia. Diversamente avrebbe dovuto riconoscere che il fascismo, il cui promotore Benito Mussolini era stato incoronato dalla “Voce” di Prezzolini, non era in fondo estraneo alla cultura idealistica. Di fronte a ciò non rimaneva che l’opzione morale della libertà come segno di una distinzione che non poteva essere giustificata teoreticamente.



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COMMENTI
10/12/2012 - vero, verissimo (Claudio Baleani)

Tutto vero. Pasolini è davvero un grandissimo e il dialogo in un suo film fra Otello e Jago resterà nella mia memoria per sempre: "Sono contento. Perché sono così contento?". "Perché sei nato". "E che vuol dire che sono nato?" "Che ci sei". Non credo che possa esistere un altro fondamento al pensiero che questo.

 
10/12/2012 - Presente? (Ruben Varisco)

Se Pasolini è il presente, significa che siamo con la testa 50 anni fa e che continuiamo a guardarci il pupo mentre la nazione si sfascia. Saluti