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TEATRO/ Dominique Strauss-Kahn arriva a Bari e ci parla del destino

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La maschera di Dominique Strauss-Kahn dopo il suo arresto (InfoPhoto)  La maschera di Dominique Strauss-Kahn dopo il suo arresto (InfoPhoto)

Mi è sembrato che quella vicenda rivelasse per l’ennesima volta una verità decisiva: che l’uomo è superiore ai progetti che ha su di sé; che la sua natura travalica gli schemi con cui cerchiamo di misurare e programmare la vita: al punto da poter degenerare in atti tragici, incomprensibili. Mi ha toccato profondamente constatare come non solo nelle vicende “private” di ogni uomo, ma anche sul palcoscenico della storia internazionale, il mistero che sta all’origine di ogni atto umano dimostri la propria preminenza strutturale: in questo caso, è come se un fattore oscuro, non dominabile dall’uomo, sia entrato prepotentemente nella storia di quest’uomo per scompigliargli le carte. E le persone che dovrebbero essere le più care – la moglie, l’amico – sono quelle più spaesate da questa riaffermazione. In questa luce, anche il dramma di un presunto stupro diventa un’occasione “positiva”: permette di riattivare questo rapporto, di ricominciare questa lotta con il significato delle cose, come se fosse la prima volta.

 

Questo è l’aspetto principale del testo. Ce ne sono degli altri?

 

Molti aspetti del testo sono venuti alla luce durante le prove per lo spettacolo. Delle circostanze particolarmente fortunate hanno voluto che questo testo nascesse in una dimensione già “comunitaria”, collettiva, com’è del resto la natura del lavoro teatrale. Mi sono formato all’interno del Teatro Laboratorio della Toscana diretto da Federico Tiezzi (anche regista dello spettacolo, ndr), insieme ad altri giovani professionisti, ed è lì – durante le prove del Woyzeck di Georg Büchner, che com’era ovvio mi ha influenzato moltissimo – che il testo ha visto le sue prime mosse. Insieme a Federico Tiezzi abbiamo cominciato a lavorare sul testo, sul suo sviluppo. Non solo lo spettacolo, ma anche il testo stesso non avrebbe mai visto la sua forma definitiva senza il suo aiuto: mi ha indicato le direzioni in cui declinare l’azione, come mettere in luce i nuclei tragici, come lavorare scenicamente sui concetti in modo da trasformarli in vere e proprie figure. È stato lui a farmi intuire nel testo tante altre direttrici da portare più a fondo: quella della forma, del verso regolare; ma ancora, il dramma del potere, la possibilità di sviluppare il testo come una vera e propria inchiesta intorno ad un uomo ormai stanco di recitare una propria parte. Non so se sono riuscito a seguire tutte le sue indicazioni, ma ci ho provato. Anche la recitazione di Sandro Lombardi, che interpreta il protagonista, mi ha rivelato a sua volta la natura dolente, desiderante del personaggio – la tensione drammatica, quasi carnale, delle domande che pone. Erano tutte dimensioni del testo che, pur avendolo scritto io stesso, non avevo rilevato sino in fondo, e che non avrei mai approfondito senza il contributo di certi maestri. Il teatro, per sua natura, è l’inseguimento collettivo di un avvenimento: e il lavoro su questo testo è stato, per me e per altri, credo, uno di questi momenti.

 

Anche un fatto di cronaca, quindi, può fornire materia per uno spettacolo teatrale?



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