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TEATRO/ Dominique Strauss-Kahn arriva a Bari e ci parla del destino

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La maschera di Dominique Strauss-Kahn dopo il suo arresto (InfoPhoto)  La maschera di Dominique Strauss-Kahn dopo il suo arresto (InfoPhoto)

Bisogna fare una distinzione fra ciò che è la cronaca e ciò che, invece, è il presente. La cronaca è legata all’attualità: è l’interesse per qualcosa che in questo momento è già passato, che non c’entra con me. O meglio: c’entra nel momento in cui permette una lettura degli eventi – cioè se l’attualità diventa la possibilità di una comprensione del presente. Il teatro non esiste, non ha valore se non è una possibilità di comprensione del presente. E il presente non è soltanto il governo Monti, gli indici dei tassi d’investimento o lo sciopero ferroviario: il presente è anche – e oserei dire soprattutto – ciò che riguarda il senso del destino, la natura delle cose, il significato dello stare al mondo. La vicenda del principe Amleto ci interessa non perché racconti ciò che succedeva nella Danimarca medievale o nell’Inghilterra elisabettiana, ma perché tocca qualcosa che è parte strutturale dell’essere umano e che è la scintilla, il segno della sua grandezza. Il teatro non può permettersi di esistere per una funzione inferiore a questa: offrire poeticamente, figurativamente, gli strumenti di una lettura del proprio presente e della propria condizione.

 

Per questo motivo il testo è scritto in versi regolari?

 

Certo. Anche la tradizione è parte del nostro presente. Trattarla con quel reverente senso d’inferiorità che purtroppo tante volte aleggia nell’insegnamento scolastico, come se tra Leopardi o Manzoni e noi ci fosse un incolmabile abisso, è il modo più rapido per neutralizzarla. Uno scrittore come Manzoni è grande proprio perché ha aperto degli spazi di descrizione del cuore umano che erano, prima di lui, molto meno esplorati: per noi ha scritto ciò che ha scritto, non per il proprio monumento. E allora perché non utilizzare proprio quelle strade, quegli strumenti? Per questo ho voluto scrivere La grande passeggiata con dei metri relativamente vicini a quelli dell’Adelchi: una scrittura “chiusa” permette un’imprevedibilità conoscitiva irresistibile: cercando il ritmo, il verso, la rima giusta ti imbatti in scoperte tanto gratuite da sembrare donate. Sono sicurissimo che tanti versi meravigliosi della Divina Commedia siano nati così: aspettando quella parola giusta, più vera delle altre, che, se hai fiducia e sai in che direzione cercare, prima o poi arriva.



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