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USA/ Giovanna d'Arco e lord Byron rischiarano lo squallore di Times Square

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New York, Times Square (InfoPhoto)  New York, Times Square (InfoPhoto)

E va notata intanto la capacità creativa di un micro-capitalismo flessibile (il sistema del teatro in una grande città gremita di gruppi in competizione), che ha imparato ad arrangiarsi e non esita a fare le nozze coi fichi secchi − eppure sono egualmente nozze scintillanti cui vale la pena di assistere. Ti trovi fra le mani dieci laureande da far lavorare? E allora ti inventi un ventaglio di Giovanne d’Arco (letteralmente: entrando nel  teatro a palcoscenico aperto, prima dell’inizio, lo spettatore si trovava davanti a tutte le attrici distese immobili a raggiera sulla scena deserta; la prima impressione era quella di una comunità del massacro − un’anticipazione del rogo − ma poi le ragazze una dopo l’altra scattavano alla vita). Sei una compagnia seriamente impegnata sui classici che sperimenta la pressione della crisi? E allora ti inventi una stagione di sole letture drammatiche, ma senza compromessi sulla bellezza dei testi e sull’abilità dei recitanti,  che non sono “fini dicitori” ma attori di ottimo livello professionale.

La lettura che ha inaugurato la serie è stata la tragedia Sardanapalo di Lord Byron (pubblicata nel 1821); e qui l’idea-guida c’era, e come: era lo splendido flusso poetico creato da Byron, che conferiva  profondità umana alla storia dell’ultimo imperatore d’Assiria il quale, sconfitto, si autosacrifica su un rogo sontuoso. Pare che Byron definisse “teatro mentale” il tipo di dramma molto detto e poco agito che lui e i suoi colleghi in Romanticismo praticavano accanto alle poesie. Quel che è certo è che il dramma si sentiva, lo scontro umano e morale penetrava gli spettatori/ascoltatori, le lacrime nel viso della protagonista mentre, attrice della sua lettura, si aggrappava al leggìo nel momento finale erano un’autentica espressione emotiva; e in quei lunghi momenti infuocati si sentiva emergere la tragedia contemporanea del Medio Oriente. 

Uscendo nella notte di Times Square, la poesia risuonava ancora (teatro mentale) e lottava contro lo squallore all’intorno: il Boulevard d’Enfer non era più tale.

 



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