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IDEE/ Così l'individualismo ha guastato l'Europa

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Nella famosa “déclaration” con la quale, rivoluzionando il panorama delle relazioni internazionali, Schuman offre alla sconfitta Germania una collaborazione alla pari, un passaggio decisivo è riservato alle prospettive politiche ed economiche del progetto, “aperto a tutti i paesi che vorranno partecipare”. E il risultato immediato sarà che l’Europa “potrà, con mezzi accresciuti, perseguire la realizzazione di uno dei suoi compiti essenziali, e cioè lo sviluppo del continente africano”. 

Nel contesto di questo discorso di Schuman, un discorso che è tutto europeo anzi fondamentalmente franco-tedesco, un discorso che è esplicitamente ed esclusivamente economico, un discorso che è mirato e concreto perché riguarda solo la produzione industriale di acciaio e carbone, quel riferimento all’Africa appare sorprendente, leggendolo oggi, al punto che a prima vista sembra quasi insensato, una stonatura nell’insieme dell’argomentazione. Quasi viene da chiedersi in che cosa c’entri. 

Il senso di estraneità, che questo riferimento provoca in noi, è il segnale della distanza culturale che ci separa da quegli uomini: ha sicuramente a che vedere con il fatto che nel ’50 la Francia ha ancora molte colonie, ma d’altra parte nel ’50 la Francia ha colonie anche in Asia e nelle Americhe, non solo in Africa... e d’altronde Schuman parla del “continente africano”, mettendo intenzionalmente a tema una prospettiva diversa da quella strettamente coloniale francese. Nella dichiarazione di Schuman il senso di questo riferimento è la prospettiva ampia dello sviluppo, della crescita, delle potenzialità da incrementare insieme. E il senso di estraneità che questo riferimento provoca in noi, come dicevamo, è il segnale di una distanza culturale cioè di un restringimento drammatico del nostro orizzonte, nel quale l’interesse ha poco a che vedere con il bene comune di un Paese, figuriamoci con la solidarietà, la sussidiarietà, l’interdipendenza tra le nazioni... Non c’è da stupirsi: più l’interesse si riduce all’individualismo immediato, più lo sguardo diventa incapace di prospettiva e così diminuisce il desiderio di fare progetti basati sulla collaborazione. Nella misura in cui agisco solo in vista del mio tornaconto, immagino che anche gli altri si comportino allo stesso modo: di conseguenza l’interdipendenza diventa sinonimo di fregatura e va accuratamente evitata.

 



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