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LETTURE/ Così il nuovo Potere vuole soffocare la nostra anima

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La tv di Belgrado dopo un bombardamento Nato, nel 2000 (InfoPhoto)  La tv di Belgrado dopo un bombardamento Nato, nel 2000 (InfoPhoto)

Al contrario il Potere esige come negli incubi d’un remoto selvaggio passato, una forma nuova di sacrificio umano: 

E nel contempo compresi, rattrappita com’ero, che quella componente d’irriconoscibile che avevo già individuato, d’un tratto, solo su alcuni volti riconoscibili - quello del droghiere dell’angolo, trasformato in maggiore, o dell’elegante custode Miloje, travestito da logoro odiatore-di-me, o della nostra mastodontica maga fattasi granatiere partigiano -, che questa componente non si riduceva solamente alla prontezza assoluta della non-memoria e a una piazza pulita ancor più assoluta dai ricordi, ma anche alla consapevolezza che questa rinuncia a una forma di memoria, ovvero l’accettazione di un aspetto della dimenticanza globale, era una delle basi essenziali di una nuova modalità dell’esistenza umana. (...) Nell’impero paradisiaco dell’Idea il tu scritto con l’iniziale minuscola può esistere soltanto se, come il loro Io, che si scrive con l’iniziale maiuscola, è un seguace di tale Idea. Il resto era stato cancellato”.

Ma non è stata cancellata Milica, né cancellata, anche grazie a lei, la voce che si alza dal fondo dell’anima del carnefice e che risuona sonora: Che fine farà la mia anima?
Bel romanzo questo di Svetlana Velmar-Jancovic, scrittrice serba, pubblicato da Jaca Book. Il titolo è una parola turca che significa luogo delle tenebre, come i sotterranei che corrono sotto la fortezza di Kalemegdan, dove morirono in tanti, ma dove trovarono scampo tanti fuggitivi. Questa parola è Lagum.

 



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