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ARTE/ Senza il privato (sociale) la bellezza non vincerà sul declino

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Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Wikipedia)  Sagrada Familia, Il giudizio di Gesù (Wikipedia)

In Italia abbiamo una straordinaria densità di patrimonio storico-artistico e bellezze naturali. Questo patrimonio è la sintesi più eloquente della nostra identità. Purtroppo le situazioni di degrado, di incurie e di indifferenza istituzionale sembrano aumentare, non solo nei casi plateali e internazionalmente riconosciuti di Pompei o Cerveteri, ma anche in quelli minori che costellano le nostre città e province. 

La strada per una rinascita è quella di poter sfruttare appieno – culturalmente ma anche economicamente - questo patrimonio. I sussidi pubblici forniti dallo Stato saranno prevedibilmente sempre meno, dunque il tema vero è quello del buon uso delle risorse che sono messe a disposizione. Affinché questo avvenga, ci vuole una limpida cooperazione tra pubblico statale e privato sociale nella gestione e valorizzazione dei beni culturali. Ovvero si tratta di permettere che vivano e aumentino quelle che il saggista e critico di Libero e Giornale Luca Nannipieri considera la vera colonna vertebrale finora non pienamente utilizzata dell’Italia attuale, cioè cooperative, comunità, associazioni, libere insorgenze di persone che lavorano per rendere più vivo e degno di futuro il patrimonio italiano. Si tratta quindi di considerare la cultura attiva e i beni culturali giacenti come forma del welfare della società, esattamente come la salute. Perchè ciò non accade?

La filosofa e psicanalista Julia Kristeva, propugnando da tempo un nuovo umanesimo, scommette sul fatto che uomini e donne sapranno rinnovarsi. Come? Credendo e apprendendo insieme. Infatti nel nostro passato l’interazione tra umanesimo e cristianesimo ha dato vita a cattedrali stupefacenti, tabernacoli, pievi, basiliche, affreschi, pale d’altare, che punteggiano l’intero continente europeo. Credere e apprendere, attraverso iniziative di riqualificazione e riappropriazione collettiva del patrimonio, sussidiando i compiti dello Stato, affinché la “bellezza” ritorni a vincere sul declino. Questa è la strada. Convinti come siamo che, senza far rivivere quel mistero che è la bellezza, tutto è perduto, appare evidente che si tratta di una battaglia urgente e irrinunciabile. Ma da dove ripartire, diceva Eliot, per ricostruire queste città distrutte?  

Occorre che l’io, la persona, cioè il privato sociale non trovi nell’istituzione pubblica un ostacolo; è necessaria appunto una collaborazione sussidiaria. C’è un’evidente tendenza tutt’oggi a “bloccare” e “ingabbiare”, dietro burocrazie e competenze, tutte quelle attività che possono utilmente essere gestite da cooperative sociali e associazioni e/o singoli ben motivati; il rischio è che questi beni rimangano non valorizzati e non producano né lavoro né ricchezza spirituale. 

Paradossalmente un esempio da seguire ci può venire da una cattedrale, da una chiesa di Barcellona: la Sagrada Familia. La cattedrale di Gaudì, come richiamato da Luca Nannipieri nel suo libro La cattedrale d’Europa (San Paolo edizioni), lancia una grande sfida come metodo educativo di costruzione umana e sociale. 



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