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DIBATTITO/ Mazzarella: preferisco la laicità di Scola a quella di Rodotà

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490 c.a) (Wikipedia)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490 c.a) (Wikipedia)

E non è un caso che il dissenso “politico” da Scola di Rodotà è su questi temi (per altro dal Cardinale neppure affrontati nel suo discorso) che si esplicita, nella contestazione vibrante dei «molti no che la Chiesa ha pronunciato: no alla procreazione assistita; no al riconoscimento giuridico di forme diverse dal matrimonio eterosessuale; no alla scuola pubblica come struttura essenziale per la conoscenza e l’accettazione dell’altro; no al testamento biologico».

Nel merito dell’assunta antimodernità, da parte di Rodotà, con immediate ricadute politiche, del discorso di Scola, l’animus del confronto con il Cardinale è già tutto in un passaggio iniziale del suo intervento su la Repubblica; che l’homo religiosus – anche nella “confessione” religiosa propria all’esperienza cristiana della vita, cui quelli che sono venuti dopo devono non solo la libertà, ma la stessa “anima” a tutti! – è fondamentalmente agli antipodi della libertà dei moderni, della libertà soggettiva, e della sua ricerca della verità, che comincia nell’uomo e nell’uomo si chiude e deve chiudersi. Chi si fa paladino della religio cristiana come fonte di libertà morale, civile e politica è persino costretto, per Rodotà (che cita su questo la storiografia da quotidiano di Vito Mancuso) a mentire sulla propria storia, fatta di fondamentalismo e di violenza, e non (più semplicemente, ad una più serena valutazione storica) magari di cedimenti anche terribili all’uomo “di carne” con cui anche l’uomo cristiano combatte la sua vera “guerra santa” per farsi “giusto” con Dio e con gli uomini, uomo “spirituale” benevolente libertà e dignità di ogni uomo, imago dei professato e creduto sulla parola del Figlio di Dio. 

Per Rodotà l’Editto di Milano, e la celebrazione fondamentalmente impropria che riceve, poco contano per la tutela di questa libertà e dignità dell’uomo erroneamente fondata sulla rivendicazione della libertà religiosa, come possibilizzante ogni altra libertà; e bisognerà aspettare, per veder qualcosa di “concreto” in questo senso, l’affermazione rinascimentale che magnum miraculum est homo. Solo qui comincerebbe davvero la libertà “moderna” di cui oggi godiamo, e che lo Stato laico, dalla rivoluzione francese in poi, tutelerebbe; ed ha da tutelare ancora contro proteste che oggi, come con Scola, ambirebbero a restaurazioni impossibili. 

Ora, a parte che anche per il rinascimento “filologico” il miracolo dell’uomo è “miracolo” di Dio – vi si mira la sua immagine: ennesima variazione dell’imago dei scoperta nel volto dell’uomo dal cristianesimo –, se citando Pico della Mirandola in definitiva si vuol dire (contro Pico invero, dove quel miracolo porta ancor più vividamente a Dio) che si è miracolo di se stessi, che l’uomo è miracolo di se stesso, si può certamente dire. Ma con ciò si attribuisce a ieri (via facilior della contemporaneità della storia) quel che ci interessa oggi: ma questo non è rinascimento, è scientismo; un elogio non della dignità dell’uomo, ma un’apologia della tecnica e delle sue possibilità, tutte pretese, di “produrre” un “nuovo uomo” e una nuova “ontologia”, a base autopoietica, dell’essere sociale degli uomini. 

Un’apologia acritica che vede come “un cane morto” i dubbi di un uomo contemporaneo, dell’uomo contemporaneo, di che cosa possa significare per l’uomo d’oggi e di domani il sempre più avanzante “secolarismo”, più che come chiusura dei seminari e della chiese cattoliche, che magari ne verrebbe di conseguenza, come un generale “separarsi” a-religioso dell’uomo dal tutto del mondo, che è poi il nodo ontologico che esprime l’homo religiosus. E questo per mettersi da soli al vertice della creazione, neanche per concessione “naturale” e/o “divina”; e quindi con un dubbio se ci siamo davvero, al vertice, o anche questo non sia una forma di “passaggio” naturale, che almeno la domanda sul patema esistenziale della sua consapevolezza continua a richiederla.



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