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DIBATTITO/ Mazzarella: preferisco la laicità di Scola a quella di Rodotà

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Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490 c.a) (Wikipedia)  Leonardo da Vinci, Uomo vitruviano (1490 c.a) (Wikipedia)

In questo stringersi apologetico del nodo di tecnica e antropologia, per il progetto del “nuovo uomo”, per cui il “fatto religioso” non avrebbe occhi, ci sono proprio le ragioni delle preoccupazioni “antropologiche” su dove ci siano nell’uomo le radici dell’initium libertatis, se nella sua apertura “trascendente” almeno se stesso, ovvero nella sua autoreferenzialità poietica, nella presunta autopoiesi dell’umanità dell’uomo nella scienza-tecnica, oggi. Se poi davvero nello stringersi di questo nodo tra tecnica e antropologia, dove è l’uomo a dipendere per la definizione di sé dalla tecnica, sia poi la dignità dell’uomo ancora a signoreggiare la tecnica, o non piuttosto sia alle porte, e già abbastanza avanzato, il suo signoreggiare sull’uomo. Checché ne pensi Rodotà, queste sono preoccupazione assolutamente “laiche”; non c’è bisogno di Dio – né “confessato”, né “comunicato”, anche se questa libertà va lasciata a chi lo confessa e lo comunica, anche nello spazio pubblico, e non significa volerlo imporre – per essere preoccupati di un “mondo”, e tanto più di una “natura” umana, ridotti a pura materia operazionale dell’agire, anche nelle regioni esistenziali (nascita e morte, la vita e la sua condotta) fondative  del senso (a sé e di sé) del “miracolo uomo”.

Con la sua celebrazione dell’Editto di Milano, Scola non ha nascosto la polvere dei problemi della libertà oggi, anche di quella religiosa, sotto il tappeto delle belle parole sempre politicamente corrette. Perché i contenuti della libertà – eguaglianza, dignità, autodeterminazione della persona – nascono dal “cuore” dell’uomo, e lì possono essere negati, non dalle sue “mani” (la positività, anche giuridica, delle sue azioni), che pure possono aiutare o uccidere; quei “contenuti” sono una credenza antropologica, se si vuole, e per qualcuno una verità di fede, ma certo non un prodotto della scienza e della tecnica.

Mi sembra che ci sia di che discutere, senza anatemi, e con un po’ di fiducia anche senza patemi.

 

 



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