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LETTURE/ Così il Concilio ha cambiato la "legge" della Chiesa

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Nel saggio sulla prima codificazione canonica, che apre il volume, troviamo una delle prime riflessioni su un tema di ricerca tra i più originali e nuovi affrontati da Feliciani. Il tema della codificazione gli ha permesso di incontrare altre questioni canoniche, come si evidenzia anche dal soggetto degli altri due saggi, la consuetudine, nella quale si concretizza il tema della legge canonica che proprio la codificazione pone in termini nuovi, e quello delle scuole canonistiche del secolo scorso, che Feliciani ha frequentato sia nel ruolo di presidente dell’associazione internazionale dei canonisti, svolto per molti anni, sia per l’attenzione posta alla cultura soggiacente al sapere giuridico dei maestri del diritto canonico di cui ripercorre la biografia scientifica.

La seconda sezione mette in luce due altri temi peculiari del lavoro di ricerca di Feliciani, la riflessione sui fedeli e sulle forme nuove del loro associarsi nella Chiesa e, contemporaneamente, l’attenzione all’aspetto istituzionale della Chiesa. Nel guardare a questi due aspetti della vita del popolo di Dio, egli ne coglie l’implicazione reciproca e l’interdipendenza. Credo importante sottolineare che il diritto di associazione era stato sino al concilio un problema minore, riscoperto nel momento in cui l’assise ecumenica ripropone l’immagine della Chiesa come popolo di Dio e la scuola di Navarra pone il problema dei diritti fondamentali dei fedeli. Anche per questo aspetto si può sostenere che Feliciani coglie il dispiegarsi di questo fenomeno, potremmo dire allo statu nascenti e studia la difficoltosa storia della legislazione che li disciplina.

L’attenzione alla dimensione istituzionale trova ampio riscontro nei saggi presenti nella terza sezione del volume. Non posso non richiamare qui la monografia dedicata nel 1974 alle conferenze episcopali, una monografia che ha segnato una radicale novità per la canonistica. In essa l’attenzione al diritto positivo che regolava un istituto sostanzialmente nuovo per l’ordinamento canonico, nato e vivente prima di essere organicamente disciplinato, lo porta a vedere la ricostruzione storica non come una premessa ultimamente sovrastrutturale per l’indagine giuridica, ma come ricerca capace di dar conto dell’articolarsi di una società che precede il suo essere normata dal diritto.

I saggi compresi nella terza sezione su universalità e particolarismo nella Chiesa che riguardano le conferenze episcopali, e il loro coordinamento, ma anche le implicazioni per le altre istituzioni ecclesiastiche derivanti dal loro sviluppo, offrono uno spaccato della sensibilità di Feliciani a cogliere l’interagire, non solo delle dimensioni  universale e particolare della Chiesa, ma anche del profondo mutamento delle istituzioni ecclesiastiche nel corso dei cinquanta anni che sono intercorsi dopo il concilio. 

L’ampiezza di prospettiva con cui è guardato l’istituto delle conferenze episcopali, che spazia dall’analisi della loro disciplina nel recente direttorio della Congregazione dei vescovi al diritto complementare prodotto dalle conferenze nei paesi di missione, si accompagna ad un esame attento dell’evoluzione di un istituto tipico del diritto canonico particolare italiano, come le regioni ecclesiastiche, per arrivare a due questioni molto tormentate, come la complessa storia del riordino delle diocesi in Italia e lo studio sulla prima riforma organica della curia romana, quella di Pio X.

 



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