BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Da Costantino a Repubblica, c'è una tecnica che vuol farsi "religione"

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Il nodo cruciale della critica di Rodotà, acutamente colto da Eugenio Mazzarella nel suo intervento, è comunque senza dubbio la ripulsa nei confronti della proposta di Scola di ripartire da una certa struttura antropologica profonda. Si tratta di un tema teoricamente scottante e anche assai complesso e polivoco. Il cardinale di Milano propone tutt’altro che un naturalismo naif, rifacendosi piuttosto al dato delle grandi configurazioni di senso tradizionali che hanno innervato la nostra civiltà nelle scansioni cruciali dell’esistenza umana, e che oggi sono soppiantate dal nulla. Si vorrà negare che vi è qui un problema?

Da parte sua Rodotà afferma la nascita di una nuova antropologia di derivazione tecnica: il fatto curioso è che il pensiero laico è incaricato di riaffermare di fronte ai possibili rischi di espropriazione dell’umano valori quali dignità, autodeterminazione, o eguaglianza − ovvero precisamente di “garantire l’umano”. Ma allora, un “umano”, e alcuni suoi specifici corollari, esistono infine inconcussi? La tecnica trova dei limiti? Ma in virtù di cosa e dove, da un punto di vista che si vuole assolutamente laico e neutrale, andranno posti tali limiti? E perché invece la natura cui si riferisce Scola sarebbe antiquata e coercitiva? In realtà, si noti, qualunque normatività, anche “laica”, esercita ovviamente qualche forma di discernimento e coercizione.

Il fatto è che Scola si riferisce ad un legame tra natura e dimensione religiosa; e dall’altra parte viene affermato che tale legame si è sciolto in favore di un legame tra natura e tecnica. Ora, è impossibile negare che tale diagnosi contenga molto di vero; ma sarebbe ingenuo non notare che in questo modo è precisamente la tecnica ad assumere il ruolo della religione. È pertanto poco plausibile che proprio la tecnica possa farsi carico di essere fattore critico nei confronti di se stessa e dei suoi possibili eccessi. La nuova antropologia nata dalla tecnica non può trovare nella stessa tecnica i propri eventuali contravveleni, per lo stesso motivo per cui chi si trova entro un paradigma valoriale difficilmente ne esce salvo che nei casi in cui si metta a confronto precisamente con i limiti e confini di tale paradigma, dunque con ciò che si trova al di fuori di esso.

Viene così confermato che la tecnica non è una realtà neutrale e in questo senso “laica”. La laicità possibile anziché mitologica è consapevole di ciò: essa è il tentativo, sempre parziale e ricominciato, di aprire spazi ove le tradizioni, religiose o di altro genere, apportino il proprio contributo ad una società complessa.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.