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GUARESCHI/ Quella "favola di Natale" che il lager non ha potuto soffocare

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Nel testo Guareschi racconta: «Cominciò a leggere i versi scritti sulle ali. Din-don-dan: la campanella / questa notte suonerà... “No!” disse. “Proibito fare segnalazioni acustiche notturne in tempo di guerra!” E, con un pennello intinto nell’inchiostro di Cina, cancellò molte parole. Poi, di lì a poco, scosse ancora il capo. Una grande, argentea stella / su nel ciel s’accenderà... “Niente! Contravvenzione all’oscuramento!” disse. E giù pennellate nere. Latte e miele i pastorelli / al Bambino porteranno... “Niente! Contravvenzione al razionamento!” borbottò. E giù ancora col pennello. I Re Magi immantinente / sul cammello saliranno... “Niente!” urlò furibondo. “Basta coi re! Guai a chi parla ancora di re!” E giù pennellate grosse così. Poi, afferrato un grosso timbro, le timbrò le ali e disse che poteva entrare. La Poesia si mise a piangere. “E come faccio a entrare così? Con tutte queste cancellature io non sono più una poesia...”».

Oltre a questo gretto personaggio, nella favola si incontrano molti altri nemici del Natale. Ci sono le guardie del lager, ad esempio. Ci sono gli energumeni che tentano di sostituire Gesù Bambino con il dio della Guerra. E c’è perfino un ufficiale che ricorre ai cannoni contraerei per impedire agli «angeli bombardieri» di scaricare «sulle case, sopra gli ospedali, sopra i campi di prigionia, grossi carichi di sogni». Malgrado i loro sforzi, però, questi nemici del Natale non riescono ad avere la meglio sui sentimenti dei prigionieri. Non riescono a impedire che il padre di Albertino vada incontro, almeno in sogno, al figlioletto. I muri e il filo spinato possono incarcerare il corpo dell’uomo, ma non la mente.

Nel Diario clandestino Guareschi, rivolgendosi alla Germania di Hitler, scrive: «Signora Germania, tu mi hai messo fra i reticolati, e fai la guardia perché io non esca. È inutile signora Germania: io non esco, ma entra chi vuole. Entrano i miei affetti, entrano i miei ricordi. E questo è niente ancora, signora Germania: perché entra anche il buon Dio e mi insegna tutte le cose proibite dai tuoi regolamenti». È impossibile spezzare i legami che uniscono un uomo alla sua interiorità, alla sua famiglia, alle sue idee, al suo passato. È impossibile impedire a un prigioniero di vivere la speranza che il Natale porta con sé. E così nell’ultima illustrazione della Favola vediamo che il lager è costretto a incassare la sconfitta: nel cielo è comparsa la stella che annuncia a tutti la nascita di Cristo e non c’è modo di oscurarla. La stella è più che mai decisa a rischiarare di speranza le sofferenze dei prigionieri. La notte di Natale anzitutto, ma anche nel resto dell’anno.

 



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COMMENTI
24/12/2012 - Grazie! La favola diventa realtà (claudia mazzola)

Che meravigliosa consolazione questa storia. In quanti modi ci raggiunge il Signore. Intanto per stasera il nostro cuore dia spazio ad un piccino di nome Gesù Bambino.