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GUARESCHI/ Quella "favola di Natale" che il lager non ha potuto soffocare

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Impedire a un artista di tradurre in arte i periodi più cupi della sua vita è un’impresa difficile. Se poi l’artista si chiama Giovannino Guareschi e sa spaziare tra i più disparati argomenti, vestendo tra l’altro con disinvoltura sia i panni dello scrittore che quelli del disegnatore, l’impresa si fa davvero impossibile. Non dobbiamo stupirci, perciò, se la sera del 24 dicembre 1944, nel lager di Sandbostel, Guareschi legge ai compagni di prigionia La favola di Natale, un racconto che tre muse d’eccezione – “Freddo, Fame e Nostalgia” – gli hanno suggerito nelle settimane precedenti.

Accompagnata dalla musica composta per l’occasione da un altro recluso, il sorrentino Arturo Coppola, la lettura offre un po’ di serenità ai presenti, che per qualche ora riescono a dimenticare il clima di angoscia in cui vivono e a tornare, almeno con il pensiero, dai loro cari. Il testo, infatti, racconta il favoloso viaggio che un bambino, Albertino, compie la sera della vigilia di Natale per andare a trovare il padre, rinchiuso in un campo di concentramento. Il viaggio, affrontato insieme alla nonna, si rivela ricco di sorprese. E nel Bosco degli Incontri, che la simpatica mappa disegnata da Guareschi situa a metà strada tra il Mondo della Pace e il Mondo della Guerra, Albertino riesce finalmente a riabbracciare il genitore, scappato in sogno dal lager (per sua fortuna, infatti, “i sogni non hanno piastrino; non c’è l’appello notturno dei sogni; non esistono ‘zone della morte’ per i sogni”). Così, nonostante il poco tempo a loro disposizione, i tre possono festeggiare insieme la nascita di Gesù. Il povero prigioniero sa di dover rientrare nel lager, ma prova ad assaporare fino in fondo quel piccolo grande momento di vita familiare.

A guerra conclusa, Guareschi decide di pubblicare la Favola. Prima di consegnarla all’editore, però, impreziosisce il testo con alcune illustrazioni. Il corredo grafico, votato alla semplicità, passa da un registro all’altro con sorprendente scioltezza. La poesia si alterna con la satira, la malinconia con la voglia di sorridere. E, descrivendo il viaggio di Albertino, i disegni evidenziano anche la vis polemica del racconto, una componente che i prigionieri del lager di Sandbostel, secondo la testimonianza dello stesso Guareschi, non avevano compreso del tutto. I riferimenti stilistici sono molti e, accanto a ripetute incursioni nel campo dell’illustrazione per l’infanzia e in quello della vignetta satirica, si notano figure che richiamano George Grosz (è il caso della gallina mascherata da uomo) e, se guardiamo alla rappresentazione del cimitero simbolico, perfino un accenno alle atmosfere di Caspar David Friedrich.

Il “ritratto” dell’addetto alla censura postale è indimenticabile. Guareschi, con modi che ricordano da vicino Honoré Daumier, lo raffigura grande e grosso, sgraziato, ottuso. L’uomo, chiamato a esprimersi sulla poesia che Albertino ha imparato a memoria per Natale – poesia che ha l’aspetto di un uccellino coperto di parole –  sembra piuttosto allarmato dal contenuto delle strofe. 



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COMMENTI
24/12/2012 - Grazie! La favola diventa realtà (claudia mazzola)

Che meravigliosa consolazione questa storia. In quanti modi ci raggiunge il Signore. Intanto per stasera il nostro cuore dia spazio ad un piccino di nome Gesù Bambino.