BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Il Natale e quell'Ospite che può sempre sedersi alla nostra tavola

Pubblicazione:

Giovanni Paolo II (Immagine d'archivio)  Giovanni Paolo II (Immagine d'archivio)

Il termine kolęda (dal latino calenda, inizio), risale al XVII secolo ed indica esclusivamente l’inno natalizio e la visita che il sacerdote fa alle famiglie della parrocchia in occasione delle festività natalizie. 

Il testo della kolęda più antica risale al 1424, ma probabilmente le prime kolędy furono composte in ambiente francescano già nel Medio Evo. Invece, il periodo di massima produzione furono i secoli XVII e XVIII, cui risalgono alcune fra le kolędy più belle e famose, alcune delle quali seguono la melodia e il ritmo della polonaise o di altre melodie popolari. Sono quasi 500 i testi di kolędy giunti fino a noi e vanno dalle ninna nanne al piccolo Gesù agli inni in cui vengono descritti la nascita di Gesù, l’omaggio dei pastori, lo stupore di tutta la natura, il gelo della grotta e la dolcezza di quella notte straordinaria in cui anche gli animali trovarono la parola. Con il tempo i testi si arricchirono di altri episodi dell’infanzia di Gesù, dalla strage degli Innocenti, alla Fuga in Egitto, al sogno di san Giuseppe e a volte vi sono riferimenti al momento storico che stava vivendo la Polonia, vi sono quindi kolędy che hanno una connotazione patriottica, in cui sono evidenti i riferimenti alle insurrezioni contro gli occupanti, al mondo operaio, alle vicende della Seconda guerra mondiale, o, in tempi più recenti, ai campi di internamento.

Alcuni fra i più famosi poeti della letteratura polacca, come ad esempio il più grande poeta polacco del sedicesimo secolo, Jan Kochanowski, o il premio Nobel Juliusz Słowacki, hanno scritto il testo di alcune fra le kolędy più famose, così come alcuni fra i più importanti compositori ne hanno scritto la musica.

Nel 1831 Fryderyk Chopin, mentre era in esilio in Francia attinse ad una delle kolędy più antiche e più famose, il Lulajże Jezuniu (“Ninna nanna piccolo Gesù”), una kolęda-ninna nanna del Seicento, e la inserì nello Scherzo n.1 op. 20

Lo Scherzo inizia con un ritmo frenetico e  convulso, segno della disperazione del compositore per le sorti della Patria e per l’esilio cui è costretto, tanto che il primo editore, contro il parere dello stesso Chopin, volle dargli il sottotitolo di Banchetto infernale. Chopin trova un momento di pace solo nel legame con la memoria della tradizione natalizia della sua Patria, quando nel secondo movimento riprende la melodia del Lulajże Jezuniu, che si sente in sottofondo, poi lo Scherzo si chiude nel terzo movimento con un nuovo grido di dolore. 

Giovanni Paolo II amava trascorrere il periodo di Natale “in famiglia”, invitando in Vaticano i suoi vecchi amici: alcuni compagni della scuola di Wadowice e del seminario di Cracovia, e alcuni componenti della sua prima comunità universitaria, la Famigliola, quando era ancora un giovane sacerdote nella parrocchia di san Floriano. Con loro condivideva la cena della Vigilia, scambiava l’opłatek e trascorreva le serate del Tempo di Natale cantando le kolędy. Lo fece anche nel corso dell’ultimo Natale, quando era ormai debolissimo per la malattia, come riferiscono alcune testimonianze rese durante il processo di beatificazione.

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >