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NATALE 2012/ Perché oggi siamo nati anche noi?

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Giotto, Natività di Gesù (1303-05) (Wikipedia)  Giotto, Natività di Gesù (1303-05) (Wikipedia)

Una domanda si agita, senza fare molto rumore, attutita e come ovattata al fondo delle nostre occupazioni di ogni giorno, dentro le pieghe dei nostri pensieri e dei nostri gesti. Questa domanda chiede, silenziosamente, il perché siamo nati. Sarebbe sbagliato considerarla una tipica occupazione da filosofi o da psicoanalisti; tanto meno il suo copyright può essere ridotto a una proprietà degli ecclesiastici. Se facciamo attenzione, ciascuno di noi può sorprenderla nel moto della sua esperienza, anche se normalmente nessuno si ferma apposta per porla: ma questo è forse il segno più evidente di come quella domanda non sia un interrogativo vago e astratto, ma sia tessuta, come l’ordito, nella trama della nostra esistenza. 

Tanto che l’unica via per scoprirla è quella di seguire il richiamo delle circostanze, avvertire la sfida degli avvenimenti, prendere sul serio i bisogni che segnano ad ogni istante la nostra persona. E soprattutto non censurare il desiderio di compimento e di felicità che tutti quei bisogni portano a galla, e che ci permette di non mollare la presa del vivere. Rispetto alla domanda sul perché siamo nati noi potremmo infatti non avere ancora risposta, ma questo non annulla l’interrogativo, anzi, possiamo continuare a stare al mondo solo grazie ad un minimo di attesa – magari avvertita in maniera sorda e confusa – di scoprire quel senso.

Proviamo a pensare a quel momento cruciale in cui, in qualche modo, noi rinasciamo o ricominciamo ogni giorno, quale è il risveglio mattutino dal sonno della notte: se nella coscienza che si ridesta, spesso a fatica, occupata istantaneamente da tutte le cose, i progetti, le incombenze, i fastidi e i piaceri della giornata che sta per cominciare, noi non ci aspettassimo nulla, voglio dire, se non avvertissimo una qualche promessa di compimento per noi stessi, ebbene io penso che non metteremmo nemmeno le gambe giù dal letto. O lo faremmo, sì, ma in quanto esseri programmati da un’abitudine in fondo automatica, o nel migliore dei casi supportati dal senso di un dovere nobile, e tuttavia tante volte amaro. Di quell’amarezza, o forse tristezza, che una volta Tommaso d’Aquino ha chiamato il «desiderio di un bene assente», e che non può essere vista solo come un disagio psicologico, ma come una condizione strutturale e permanente della nostra coscienza. Ma qual è questo bene che ci chiama proprio con la sua assenza?

Ci verrebbe quasi automatico rispondere che si tratta di ciò che siamo chiamati a perseguire con i nostri progetti e che dobbiamo realizzare grazie alle nostre capacità. Che insomma questo bene – quale che ne sia l’immagine che ciascuno di noi ne coltiva – è qualcosa in nostro potere, per quanto poi non sia affatto scontato che riusciamo effettivamente a impossessarcene. E allora tutto il gioco dell’esistere diventa una lotta per questo potere (non solo quello economico o politico ma ogni tentativo di rendere egemonia ciò che sta nella nostra testa): e si tratta di una lotta con noi stessi molto più che con gli altri, perché dall’esito di questo progetto, cioè dalla nostra riuscita, dipende se alla fine possiamo dire che l’esser nati ha avuto davvero un senso per noi, o no.

 



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COMMENTI
25/12/2012 - Buon compleanno (luisella martin)

Un articolo bellissimo! La nascita di Cristo é la nostra nascita spirituale:Lui ha cambiato il mondo perché ha trasformato l'amore. Prima di Lui e senza di Lui l'amore era ed é un sentimento nobile destinato a pochi, ai migliori, ai privilegiati. Lui ne ha fatto un "comandamento", una regola, una legge per tutti gli uomini peccatori, ignoranti o colti, sani di mente o malati, ricchi o poveri, basta che abbiano "buona volontà". Per questo immagino che sarò promossa e, con me, tutta la classe Umana!.Grazie a Luisa per gli auguri belli che ricambio a tutti.

 
25/12/2012 - buon santo natale (LUISA TAVECCHIA)

Dio è con noi, nonostante noi, Che PACE!!!!! cari auguri luisa