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LETTURE/ Algeria anni 90, così una democrazia "laica" diventa fondamentalista

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L’Europa è stata a guardare e l’indifferenza prosegue tuttora. Un esempio? In Algeria si è votato per il rinnovo del Parlamento e l’interesse dei media è stato nettamente inferiore a quello per i Paesi limitrofi. Le domande sgorgano naturalmente. È sufficiente chiedersi perché l’Algeria non abbia avuto la sua Primavera araba. Si scopre invece, nel libro, che il Paese l’ha già vissuta la sua Rivoluzione. Contro un processo basato sull’idea di un nazionalismo islamico che negli anni 90 ha azzerato ogni forma di moderatismo e di libertà. Ma di quale islam stiamo parlando? Sbai visualizza fenomeni quali il terrorismo e le alleanze tra gruppi e cellule legatesi poi alla galassia di al Qaida. Metodi di repressione violenta e assenza di dialogo. Il resto è storia. Poco nota, ma ora disponibile a un pubblico di moderni Averroè.

Il libro aiuta anche a capire perché l’Algeria è piombata nel buio di una repressione feroce, anziché diventare il fiore all’occhiello del Maghreb, viste le risorse energetiche di cui disponeva e dispone. Perché − e come − milizie fuori controllo abbiano distrutto la modernità e annichilito il germe di una fragile democrazia cominciata con la “Rivolta del Couscous” dell’88. Se qualcosa oggi non funziona, se quel germe è stato divorato dal verme della violenza prima di sbocciare, bisogna ripartire da lì. Con onestà, affrontare vecchi fantasmi, che sotto forma di rabbia possono soltanto deviare le analisi sull’attualità. Questo lavoro di ricerca, senza intenti propagandistici, è per Sbai un modo per farsi meglio leggere in Italia. E per gli algerini, l’opportunità di tornare ad ascoltare se stessi. Senza più rabbia.

 

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