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LETTURE/ Così la Resistenza ha "cancellato" due anni di storia

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Milano, 29 aprile '45. I cadaveri di Mussolini e dei gerarchi esposti in Piazzale Loreto (Immagine d'archivio)  Milano, 29 aprile '45. I cadaveri di Mussolini e dei gerarchi esposti in Piazzale Loreto (Immagine d'archivio)

Uno dei capitoli più coinvolgenti è il quinto, intitolato «L’inferno di Cassino e la tragedia di Anzio». Leggendolo, si capirà come fu possibile che, per l’ignoranza e la superficialità di certi alti comandi Alleati, venisse rasa al suolo la più celebre Abbazia del cattolicesimo, con centinaia di vittime innocenti, abitanti delle zone vicine che avevano trovato rifugio presso i frati per cercare di scampare alla pioggia continua di bombe.

Decisamente amaro da digerire, ma fondamentale per la grande onestà con cui è scritto, il capitolo sesto dedicato a «Gli italiani e la guerra civile». Già il titolo fa comprendere la necessità, e il dovere, di chiamare le cose con il loro nome. La Resistenza ci fu, e fu anche una cosa nobile ed esaltante, ma non mancarono certo violenze gratuite ed eccessive, a cominciare dalle stragi naziste sulla Linea Gotica (da Marzabotto a S. Anna di Stazzema), per finire a certi attentati inutili come quello di via Rasella. Da un punto di vista militare può senz’altro considerarsi esaustivo e molto ben documentato il capitolo settimo, dedicato alle battaglie sulla Linea Gotica. Ma non vengono trascurati neppure gli avvenimenti che un giudizio affrettato potrebbe definire marginali. Così, grazie alla scrupolo dell’Autore, veniamo a sapere tutto delle «repubbliche partigiane», come pure della «battaglia di Firenze», della «rossa primavera» e così via. 

Da non perdere l’attenta ricostruzione delle ultime ore della Repubblica di Salò, con gli eventi di Dongo e di Giulino di Mezzegra. Mussolini fucilato il pomeriggio del 28 aprile 1945 dinnanzi al cancello di Villa Belmonte? Una favola ormai messa da tempo in soffitta e definitivamente seppellita anche grazie al lavoro di Leoni, che elenca scrupolosamente le varie ricostruzioni tentate fino ad oggi (e mai finite) circa la fine di Mussolini e della sua amante. Fondamentale, infine, il capitolo nono, intitolato «La guerra dopo la guerra», che non nasconde nulla, ma proprio nulla, sulle orribili vendette seguìte al 25 aprile 1945, che portarono alla morte di più di 20 mila fascisti o presunti tali, non certo tutti colpevoli di infamie o di efferatezze. Semmai, infami ed efferati furono coloro che vollero macchiarsi le mani col sangue dei vinti.

Tornando ora al vero significato di questo libro, e alla sua importanza, non si può non condividere il giudizio di Leoni, secondo il quale la guerra in Italia del ’43-’45 è paradossalmente ignorata dalla gran parte dei giovani. È proprio vero: non abbiamo mai fatto davvero i conti con quel passato, di cui oggi, in Italia, si tende a ricordare soltanto il ruolo avuto dalla Resistenza, come se tutti quegli eserciti siano stati solo comparse. L’obiettivo dell’opera di Leoni era di ricostruire una memoria condivisa e collettiva. Pienamente riuscito. A tutt’oggi, uno studio complessivo e riassuntivo sulla Campagna d’Italia mancava proprio. Adesso c’è.

 



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COMMENTI
28/12/2012 - commento (francesco taddei)

l'ottimo pansa ci ha dimostrato come la resistenza rossa non mirava alla libertà ma al raggiungimento del potere con la forza. per questo è stato bandito da tutta l'intellighenzia italiana.