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SANTA BARBARA/ La storia di un’appartenenza a Cristo che parla agli uomini d’oggi

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Pinturicchio, Santa Barbara in fuga dalla torre (particolare) (Immagine d'archivio)  Pinturicchio, Santa Barbara in fuga dalla torre (particolare) (Immagine d'archivio)

L’epoca in cui vive Santa Barbara ricorda l’epoca attuale attraversata da una grave crisi (culturale, politica, economica, ecc.). La prima grande risorsa per uscire dalla crisi, allora come oggi, risiede nella persona che vive pienamente il dramma del suo desiderio di compimento nella ricerca di Dio. «Il secondo motivo della […] speranza consiste nel fatto che il Vangelo di Gesù Cristo, la fede in Cristo è semplicemente vera. E La verità non invecchia» (Papa Benedetto XVI).

Come scrive Tertulliano nell’Apologeticum: «Il sangue dei martiri è seme dei cristiani». Questo è il miracolo più grande, la conversione del mondo a Cristo attraverso la testimonianza di uomini, in carne e ossa, che, con la loro umanità, al di là di ogni patina edulcorata e leggendaria, hanno riconosciuto che solo in Cristo trova compimento la loro domanda di felicità. Recita Dante nel canto XXIV del Paradiso: «Se ‘l mondo si rivolse al cristianesimo […] sanza miracoli, quest’ uno/ è tal, che li altri non sono il centesmo:/ ché tu (san Pietro) intrasti povero e digiuno/ in campo, a seminar la buona pianta/ che fu già vite e ora è fatta pruno». Quanto Dante ha scritto su san Pietro è valido per tutti gli altri santi, che sono stati testimoni così credibili di Cristo che chi li incontrava o si convertiva o, infastidito dalla loro letizia profonda, cercava di eliminarli o di ridurre la loro esperienza.

Santa Barbara «conserva nella sua trasparenza per Cristo una forza di attrazione notevole che invita anche gli uomini del giorno d’oggi a percorrere il cammino della santità» (Peter Manns).

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