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VISIONI/ "Io sono qui": Melazzini, la Sla, un'inguaribile voglia di vivere

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Mario Melazzini (InfoPhoto)  Mario Melazzini (InfoPhoto)

Melazzini ricorda l’esimio primario che gelidamente  gli sentenziò: “Lei ha la Sla, e io mi fermo qui”. Mentre con il dolore fisico, ha scoperto, si può affrontare il percorso professionale con un valore aggiunto, si può fare della sofferenza un’esperienza reale. Ricorda la disperazione, e la voglia di farla finita, anticipando la malattia. “Che arroganza, che presunzione, che paura”. Una clinica in Svizzera aiutava a sbrigare la pratica, “con una freddezza, un’indifferenza, che mi fecero domandare: Voglio davvero questo?”. Poi ci fu la solitudine, cercata nelle montagne amate. Ma la montagna sa capire e guarire l’anima con lo stupore della bellezza, che dilata i polmoni e ricorda che vivere è comunque una fortuna, una meraviglia. Ci sono tre figli, a dare la carica, c’è Saverio, che immobile a letto sa parlare con gli occhi e continua a tifare la sua Juve,  a volersela godere come prima; ci sono parenti  dei malati, tenaci, audaci, forti; c’è la pittrice che per gridare la sua passione di vivere usa i colori. Ci sono  i piedi, appunto, con l’alluce mai fermo che  dice vivacemente “io sono qui”. E gli occhi così vividi, curiosi, indomiti che suggeriscono: “Siamo Suoi”.



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COMMENTI
01/02/2012 - Grazie a Dio c'è Melazzini (claudia mazzola)

Perchè per sentirmi meglio devo leggere o vedere una storia come quella di Melazzini? Io sono sana e lui è più felice di me, grazie che mi testimonia la sua voglia di vivere, è contagiosa!