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IDEE/ Perché troppe regole fanno male alla (nostra) felicità?

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Raffaello, La scuola di Atene (1509-10), particolare (immagine d'archivio)  Raffaello, La scuola di Atene (1509-10), particolare (immagine d'archivio)

In altri termini non si può parlare di virtù, di agire virtuoso, e in ultima istanza di etica, dal momento che Samek ricorda come per Tommaso d’Aquino è possibile «ridurre l’intera materia morale alla considerazione delle virtù» (San Tommaso), senza coglierne l’intrinseco legame con il tema dell’amore. «Le virtù nella loro pienezza sono declinazioni dell’amore» precisa Samek, che non manca a questo riguardo di evidenziare anche il grande contributo di Agostino, il quale afferma appunto che il fondamento di tutto il nostro agire morale è l’amore: «sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene» (Sant’Agostino).

Uno dei meriti più grandi di questo volume è rappresentato dalla visione unitaria e integrale con cui viene colto l’uomo nel suo agire. Ragione, volontà e passioni sono dimensioni fondamentali che concorrono insieme a muovere l’uomo verso il bene. Escluderne una a scapito di un’altra, affermare un’etica doveristica che tende a considerare le emozioni come negative, come proporre un’etica emozionalistica, ha conseguenze negative, è causa di uno squilibrio e rende difficile perseguire il bene. La dimensione razionale e quella affettiva devono essere prese in considerazione entrambe quando si vuole cercare di spiegare l’agire dell’uomo, perché solo in questo modo si coglie il contributo positivo e  fondamentale del sentimento. Quest’ultimo, se non viene assolutizzato a scapito della ragione, diventa fattore importante e costruttivo della conoscenza stessa: «non dobbiamo estirpare emozioni, sentimenti e passioni; piuttosto essi richiedono la guida della ragione in sinergia con la volontà. Quando ciò succede, diventano una preziosissima energia».

Il tema della virtù, adeguatamente recuperato come fa Samek in questo volume, rappresenta da questo punto di vista un’occasione formidabile per riproporre tale visione unitaria dell’uomo: «La virtù è una sintesi armoniosa delle dimensioni dell’essere umano, in cui ognuna di esse trova il suo spazio ed esprime le sue potenzialità, senza invadere quello delle altre, anzi dove ciascuna si rinforza reciprocamente, senza tracimare, bensì confluendo verso la direzione unitaria del bene complessivo della persona». Recuperare la teoria della virtù significa riconoscere, diversamente da quanto ha fatto buona parte della riflessione filosofica moderno-contemporanea, il finalismo come fondamento dell’etica: «chiunque agisce intenzionalmente, agisce sempre, implicitamente o esplicitamente, in vista di un fine ultimo, che può anche cambiare contenutisticamente, ma che è sempre identico formalmente […] è l’autorealizzazione». 



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