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LETTURE/ La "solitudine" di Concetto Marchesi, profeta inascoltato

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Veduta di Firenze (Imagoeconomica)  Veduta di Firenze (Imagoeconomica)

Rispetto a Cicerone afferma che “gli manca quel nulla, quel vuoto apparente da cui scaturisce la creazione dell’artista o la rivelazione del pensatore. E di Virgilio fa il cantore della nostalgia e del desiderio della pace: egli crede alla “felicità degli uomini umili, senza sapienza filosofica, che lavorano e pregano Dio. In lui vi sono elementi di santità, che è quello spirito che rinnova la vita, quella vastità spirituale che comprende tutte le cose, dal filo d’erba alla stella, quel desiderio di una bontà unificata del mondo.

Infine, a partire dalla diversa scrittura di tre prosatori, Marchesi apre orizzonti che raramente sono reperibili in studi più recenti: Lo stile di Seneca, come anche quello di Tacito, è stato giudicato barocco, perché manca di architettura classica, perché non è contenuto a forza nella semplicità di una impeccabile e impassibile armonia lineare, perché complica, spezza, martella l’idea. Ed è così. Il loro stile non è quello di Cesare, che scrive gelidi e limpidi come diamanti i bollettini delle sue guerre contro i nemici; è lo stile drammatico dell’anima umana che è in guerra con se stessa: e se la prosa di questi due sommi e così diversi scrittori è barocca, ciò è perché l’anima umana è barocca.



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COMMENTI
12/02/2012 - latino vivo - cultura morta (Antonio Servadio)

Il Latino non è morto perché vive nei discendenti, la lingua Italiana e tutte le lingue che ne hanno ereditato significative porzioni (struttura, etimologie...). Per capire bene la nostra lingua serve comprenderne le radici, dunque un approccio al Latino fin dalle scuole secondarie serve esattamente a questo. Al di fuori della matematica e dell'arte non vi è comprensione possibile che non passi per la comprensione della lingua (il vettore della comunicazione). Buona parte dei problemi umani sono dovuti all'enorme quantità di incomprensioni, imprecisioni ed equivoci connessi alla superficiale comprensione della lingua. Dunque si al Latino (e anche al Greco antico). Analogamente succede per la comprensione dei fatti contemporanei: ci serve conoscere le radici storiche. Eppure il passato è morto e sepolto. Quanto alla letteratura antica, è un puro delitto eliminarla dalle scuole. Peraltro, per questo scopo scolastico vanno benissimo le tante ottime traduzioni in Italiano. Invece, la tiritera secondo cui uno studente delle medie (inferiori o superiori) possa "apprezzare" i classici "solo" conoscendo Latino e Greco mi è sempre parsa un'ipocrisia o una dabbenaggine. Come sia mai possibile raggiungere tale livello di finezza già alle medie ?! Resta un traguardo riservato ad una ristrettissima minoranza di veri e propri geni delle lingue. Chi si appella al principio che i classici vanno letti solo in lingua originale fa il buon gioco di chi vuole spazzare via il Latino.

 
11/02/2012 - Una palestra chiusa e dei tesori dispersi (Giuseppe Crippa)

E’ davvero un peccato che tesori della letteratura latina quali le opere degli autori da Lei citati non vengano offerti ai nostri ragazzi neppure in italiano. Credo sia questo il vero delitto e non tanto il mancato insegnamento delle regole grammaticali e sintattiche della lingua latina che peraltro, con la sua precisione e razionalità, unita allo sforzo mnemonico necessario a memorizzare un minimo di vocaboli, costituirebbe ancor oggi una palestra estremamente utile per le menti dei nostri adolescenti (dieci-sedicenni, per intenderci) i quali invece passano un tempo equivalente, se non superiore, a dilettarsi con videogiochi… Che fare adesso? Non vedo altra soluzione che proporre – anzi, imporre con la forza del convincimento e della condivisione, se davvero vogliamo il loro bene – la lettura di brani significativi dei classici. E purtroppo trovare un’altra palestra…!