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LETTURE/ La "solitudine" di Concetto Marchesi, profeta inascoltato

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Veduta di Firenze (Imagoeconomica)  Veduta di Firenze (Imagoeconomica)

Cinquant’anni fa il latino cominciava ad essere eliminato dalla scuola media inferiore. La voce più autorevole che si levò a difesa di un insegnamento propagandato già allora come discriminatorio e inutile fu quella di Concetto Marchesi, allora senatore del Pci. Nel 1956 con un articolo su l’Unità aveva preso le distanze dalla posizione ufficiale del suo partito: “Il latino, si dice, è un peso morto. Il fastidio o il gradimento, l’interesse o la noia, l’equilibrio o il disordine dipendono dall’uomo che insegna. Si può ridurre il pane al maestro, si può levargli anche la libertà, ma non la facoltà di penetrare nell’animo dell’alunno e richiamarlo alla luce e alla gioia della conoscenza. Non pochi compagni di elevata cultura dissentiranno; ma so che degli operai molti concordano con me; e non me ne stupisco, perché proprio di là nasce l’aspirazione verso una maggiore ricchezza del mondo interiore dello spirito umano”.

Scorrendo la sua Storia della letteratura latina, chi dà valore all’indagine del passato attraverso le voci dei grandi può ampiamente raccogliere spunti di notevole interesse. Se molto abbiamo acquistato in altri campi, qualcosa abbiamo perduto, trascurando gli antichi.

Qualche esempio. Lo studioso espone le caratteristiche dell’epica arcaica, argomento secondario nella didattica; ma il lettore attento trova questo passaggio: “L’arte ha bisogno di uomini commossi, non di uomini riverenti. I grandi avvenimenti possono dare fondamento agli imperi, ma non suscitare le opere d’arte, le quali debbono la vita al genio dell’individuo; le storie dei popoli, rispetto all’arte, sono più anguste che il mondo interiore di un solo uomo: e la voce della poesia è più viva e più vera che le voci di tutte le storie.

In Lucrezio Marchesi coglie non solo il poeta che si affatica nel tradurre in latino la dottrina del proprio maestro Epicuro, ma anche l’uomo che avverte l’insufficienza di una filosofia che vede con lucidità il male, ma non raggiunge il porto della serenità: “Verso quella riva tutte veleggiavano le navi dell’antica sapienza per varie ed opposte vie e tutte annunziavano di essere arrivate. Vascelli fantasma giunti in porto senza più ciurma”.



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COMMENTI
12/02/2012 - latino vivo - cultura morta (Antonio Servadio)

Il Latino non è morto perché vive nei discendenti, la lingua Italiana e tutte le lingue che ne hanno ereditato significative porzioni (struttura, etimologie...). Per capire bene la nostra lingua serve comprenderne le radici, dunque un approccio al Latino fin dalle scuole secondarie serve esattamente a questo. Al di fuori della matematica e dell'arte non vi è comprensione possibile che non passi per la comprensione della lingua (il vettore della comunicazione). Buona parte dei problemi umani sono dovuti all'enorme quantità di incomprensioni, imprecisioni ed equivoci connessi alla superficiale comprensione della lingua. Dunque si al Latino (e anche al Greco antico). Analogamente succede per la comprensione dei fatti contemporanei: ci serve conoscere le radici storiche. Eppure il passato è morto e sepolto. Quanto alla letteratura antica, è un puro delitto eliminarla dalle scuole. Peraltro, per questo scopo scolastico vanno benissimo le tante ottime traduzioni in Italiano. Invece, la tiritera secondo cui uno studente delle medie (inferiori o superiori) possa "apprezzare" i classici "solo" conoscendo Latino e Greco mi è sempre parsa un'ipocrisia o una dabbenaggine. Come sia mai possibile raggiungere tale livello di finezza già alle medie ?! Resta un traguardo riservato ad una ristrettissima minoranza di veri e propri geni delle lingue. Chi si appella al principio che i classici vanno letti solo in lingua originale fa il buon gioco di chi vuole spazzare via il Latino.

 
11/02/2012 - Una palestra chiusa e dei tesori dispersi (Giuseppe Crippa)

E’ davvero un peccato che tesori della letteratura latina quali le opere degli autori da Lei citati non vengano offerti ai nostri ragazzi neppure in italiano. Credo sia questo il vero delitto e non tanto il mancato insegnamento delle regole grammaticali e sintattiche della lingua latina che peraltro, con la sua precisione e razionalità, unita allo sforzo mnemonico necessario a memorizzare un minimo di vocaboli, costituirebbe ancor oggi una palestra estremamente utile per le menti dei nostri adolescenti (dieci-sedicenni, per intenderci) i quali invece passano un tempo equivalente, se non superiore, a dilettarsi con videogiochi… Che fare adesso? Non vedo altra soluzione che proporre – anzi, imporre con la forza del convincimento e della condivisione, se davvero vogliamo il loro bene – la lettura di brani significativi dei classici. E purtroppo trovare un’altra palestra…!