BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Barcellona: noi, vittime del miraggio di un'Italia senza partiti

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ogni gruppo umano, istituendosi, sancisce la propria, anche inconsapevole, intenzione di condividere emozioni ed eventi sul presupposto condiviso in base al quale ciascuno isolatamente non riuscirebbe ad elaborare ciò che lo muove dall’interno del proprio sé. Senza un’appropriata conoscenza delle dinamiche dei gruppi umani e delle aggregazioni che insorgono nella effettività della pratica, parlare della società è una pura astrazione, pericolosamente avviata alla sua stessa autorisoluzione.

Una società astratta in cui gli uomini entrano in relazione soltanto esteriormente per i loro comportamenti economici – produttori, consumatori e mercanti –, e in cui il sistema di soddisfazione dei bisogni è sottratto ad ogni decisione collettiva, è in realtà una società senza contenuto sociale, giacché non vengono messi in rilievo gli aspetti sostantivi delle relazioni interpersonali che si sviluppano nel gruppo. Rappresentarlo come una società solo perché ha in comune un sistema di leggi e un mercato dove si scambiano le merci, è una pericolosa mistificazione che ha avuto inizio con la modernità. Paradossalmente le società moderne sono diventate soltanto società giuridiche e società di mercato senza alcun riferimento alla cultura materiale e al suo continuo trasformarsi nella vita vissuta degli uomini e delle donne.

Questo capovolgimento ha impedito di cogliere la intima connessione tra le pratiche dello stare insieme che strutturano la società, e l’insorgenza di regole e principi condivisi. La condivisione, infatti, non si realizza a partire dal discorso giuridico sulle regole e sulla loro razionalità discorsiva, ma sulla basa di quel con-sentire che implica sempre il primato delle pratiche effettive su ogni astratta concettualizzazione.

L’astrazione della società, che appare sempre più correlata all’astrazione dell’economia, sembra giungere al proprio compimento con la trasformazione dei rapporti interpersonali in rapporti mediati dalle nuove forme di comunicazione. Il nuovo matrimonio tra economia monetaria e sviluppo delle comunicazioni mediatiche rende l’individuo una pura maschera priva di riferimento a qualsiasi volto concreto di uomo o di donna.

La stessa espressione “Io” con la quale gli uomini hanno designato se stessi nel rapporto con il mondo esterno appare sempre più priva di ogni sostegno reale, pura illusione in un deserto di stimoli e risposte, e di segni che producono altri segni.

In questo contesto sembra inevitabile che l’unico tema che potrebbe riaprire la discussione sul significato profondo di questa rappresentazione concettuale che sancisce la solitudine monadica di ciascuno, è quello del residuo di sofferenza e dolore che non riesce a viaggiare sulla rete senza il pesante fardello del corpo di ciascuno di noi. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >