BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Cosa c’entra Dio con i tribunali degli uomini?

Pubblicazione:

Foto Imagoeconomica  Foto Imagoeconomica

Sorge allora l’interrogativo: come potrà quest’uomo iniziare ad intendere il senso delle sue azioni delittuose? Dove potrà attingere luce per far luce sul suo stato reale e non solo sulla sua posizione sociale? Chi lo trarrà fuori dal carcere della sua condizione di alienazione e di perdita di innocenza? L’uomo infatti non vive se non nell’innocenza.

Neppure l’interiorizzazione della sanzione e l’immedesimazione nella pena che il giudice terreno gli ha inflitto seguendo la Legge degli uomini gli servirà a guadagnare la verità su di sé e sul suo operato. Tanto profondo è il mistero del male, che l’uomo non è in grado di sondarlo. Neppure per prenderne coscienza. Neppure per un atto di mera conoscenza, cui potrebbe non seguire il pentimento e il ravvedimento.

La coscienza e la conoscenza umane infatti non arrivano a scandagliare le profondità non solo del bene, ma neppure del male. È per questo motivo che la tradizione cristiana orientale insegna che il dono della conoscenza del proprio peccato è un dono divino e che esso è più grande del dono di risuscitare i morti. Senza questo dono l’uomo continuerebbe a giacere al di fuori della vera consapevolezza di sé.

Un’altra tradizione insegna che l’uomo nell’arco della sua vita non viene a conoscere neppure l’entità intera di uno solo dei suoi peccati e che se essa gli fosse squadernata non potrebbe sussistere in vita per la potenza di sconvolgimento che essa possiede. E questa è un’altra misericordia divina, insieme alla prima.

A questo stato miserevole di cose, nelle quali ogni uomo è parimenti coinvolto, viene in soccorso la bontà divina. Essa solleva l’uomo da questo sprofondo della fossa di morte. Si potrebbe supporre, e alcuni lo fanno, che questo riscatto gratuito e benevolo lasci da parte la pena, ma non è così. Il Signore castiga anche quando perdona e altre volte castiga, lascia l’uomo in preda a se stesso, in preda all’uomo e in preda al Nemico, per consentirgli di ritornare a Lui, che è già pronto al perdono.

Nella Rivelazione il perdono non solo non si contrappone alla pena, ma va sempre insieme con essa. Il caso dell’impunito non è presente nella Rivelazione ebraico-cristiana.

Tuttavia, chi ha incontrato il Signore e l’ha conosciuto, non attesta in primo luogo la Sua giusta retribuzione, quanto la Sua infinita bontà che non è assente anche dalla Sua giustizia. In Dio anche la punizione è sotto il segno della misericordia. «Laddove ha abbondato la colpa, ha sovrabbondato la grazia».

È a motivo di questa sovrabbondanza che Gesù Cristo chiede di essere visitato nei carcerati. «Quando ti abbiamo visto in carcere?».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.