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STORIA/ Lenka, un paio di jeans e l’"inganno" dell'Occidente

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Sul Ponte Carlo, a Praga (Imagoeconomica)  Sul Ponte Carlo, a Praga (Imagoeconomica)

In Germania Est questi negozi erano chiamati Intershop, e furono introdotti anche ai valichi di frontiera e lungo le “autostrade di transito” che attraversavano il Paese, dove però si poteva entrare solo col passaporto. L’avidità di valuta straniera era tale che negli anni Ottanta a Berlino Est aprirono un Intershop direttamente lungo la banchina della stazione della metro Friedrichstraße per i viaggiatori provenienti da Berlino Ovest: bastava scendere, comprare ogni ben di Dio in vendita a prezzi scontati, risalire sul treno successivo e tornare nella parte occidentale senza doversi sottoporre ai controlli doganali. Inutile dire che la Stasi sorvegliava gli Intershop sia per sapere chi era in possesso di valuta, sia per scoprire ladri e contrabbandieri. 

In Polonia c’era invece la catena Pewex che offriva, oltre ad articoli occidentali (con prezzi scontati anche del 40%), merce di produzione interna destinata normalmente all’esportazione. Durante la crisi economica dei primi anni ottanta, i Pewex erano spesso gli unici luoghi dove si potevano acquistare prodotti di prima necessità compresa la carta igienica, o auto e appartamenti senza attendere un’intera generazione. In Bulgaria la catena Corecom era famosa per le uova di cioccolato della Kinder, ribattezzate “uova Corecom”.

Con la dissoluzione del comunismo queste catene hanno subito un destino simile: i bilanci erano in rosso, e la mancanza di capacità imprenditoriale o di rinnovamento ha fatto sì che nella clientela permanesse l’idea che fossero negozi per privilegiati. Così il cittadino post-comunista ha preferito servirsi alle grandi catene occidentali, nonostante la qualità della merce reperibile nella vecchia rete statale.

Lenka uscì dal negozio con i jeans nella borsa, trattenendo ancora per qualche attimo il profumo francese, prima che l’odore acre del carbone la riportasse nel suo mondo. Tutto quello che la propaganda strombazzava sul corrotto Occidente e sul capitalismo “in putrefazione” era sempre più in aperta contraddizione con il desiderio di trasgressione istigato dal regime stesso tramite quelle vetrine scintillanti, un regime che de facto sosteneva il mercato nero e dimostrava che non tutti i cittadini erano uguali e che tra il comunismo e il consumismo, per certi aspetti, era solo questione di anagrammi.



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