Cultura
giovedì 2 febbraio 2012
E' morta Wislawa Szymborska, poetessa polacca vincitrice del premio Nobe per la letteratura nel 1996. Aveva 88 anni e da qualche tempo era malata. E' morta nella sua abitazione di Cracovia. Era nata nel 1923 a Kornik vicino alla città di Poznan e la sua opera letteraria cominciò a essere pubblicata subito dopo la guerra, nel 1945 ottenendo i primi riscontri di successo nel 1956 con raccolte di poesie quali "Richiamo allo yeti" e "Gran divertimento". La sua poesia era una sorta di racconto del quotidiano attraverso riflessioni morali con un grande accento spirituale. Aveva parlato di meraviglia davanti alla realtà e di atteggiamento definito con questo parole: "tutto è mio, niente mi appartiene". Dal 1960 il suo lavoro comincia a essere pubblicato anche all'estero, in particolare in Germania, Russia, Svezia e Inghilterra. Negli anni arriverà ad avere un notevole successo anche negli Stati Uniti, mentre la sua prima pubblicazione nel nostro Paese risale al 1994 anche se alcune poesie erano già stat pubblicate da riviste specializzate alla fine degli anni Settanta. Aveva continuato a lavorare fino in tarda età: al sua ultima raccolta di poesie, Dwukropek - Due punti, era infatti uscita nel 2005. Così il suo traduttore in italiano ha ricordato il valore della poesia della Szymborska: "L'incanto era il segreto della sua poesia" mentre la poetessa scomparsa aveva detto che la sua poesia nasceva dal silenzio. Quando le fu consegnato il premio Nobel nel 1996 disse che il poeta era un essere semiclandestino, inafferrabile, e proprio per questo, forse, insostituibile. Negli anni Cinquanta aveva gettato via la tessera del Partito comunista dopo un periodo di iniziale interesse, anche se non era mai stata considerata una dissidente nel vero senso della parola, preferendo piuttosto ritirarsi in un silenzio privato. Una figura definita stoica, che anche dopo il premio Nobel ha continuato a fare vita ritirata lontana dai grandi riflettori e che donò parte della somma ricevuta con il premio Nobel in beneficenza. Una poetessa del piccolo, del quotidiano e della dimensione dello stupore di fronte alla grandezza e all'inafferrabilità della vita, sempre descritta con affetto e ironia.
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