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STORIA/ Quel sottile filo rosso che lega(va) i comunisti a Di Pietro

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Le gabbie erano quindi già aperte e il fuoco già acceso quando in Procura si aprì il fascicolo. A guidare la piazza, come “truppe di terra”, furono comunisti, missini e leghisti.

La criminalizzazione fu generalizzata e la condanna immediata. Quel che a distanza impressiona non è tanto l’attacco indiscriminato ai leader politici, ma l’aggressione che ha visto come vittime chi non era sfiorato da alcun sospetto giudiziario. Vi è stata soprattutto a Milano e in Lombardia l’aggressione indiscriminata – quasi razzista – verso comunità non solo socialiste oggetto di scherno e discriminazione nei luoghi di lavoro, di studio, di vita sociale. Persone di assoluta probità, mai lontanamente oggetto di alcun risvolto giudiziario, furono costrette a cambiare residenza o a perdere il lavoro. Ragazzini improvvisamente emarginati e insultati e cerimonie religiose, come i funerali, oltraggiate.

In quella stagione molte cosiddette autorità morali milanesi hanno perso l’“innocenza” rendendosi parte attiva di un clima di persecuzione verso persone oneste, più deboli e disarmate e coltivando l’odio come categoria salvifica e purificatrice.

Fu il trionfo della “questione morale” inventata da Enrico Berlinguer “seduto” sui fondi neri illegalmente raccolti dall’“amministrazione straordinaria” del Pci. Mani Pulite ne seguì le orme.

Impressiona oggi la riflessione che svolse nel maggio 1994 il comunista Carlo Galluzzi (come responsabile esteri del Pci nel 1968 fu colui che nel vertice del Partito maggiormente si espose nella polemica con il Pcus dopo l’invasione della Cecoslovacchia e fu dirigente nazionale e parlamentare italiano ed europeo del Pci dal 1963 al 1989). Nel suo libro Il Paese dei Gattopardi stabilisce una inquietante analogia: da un lato osserva che l’intervista “moralizzatrice” di Berlinguer del 1981 “sembra la copia di una requisitoria del pubblico ministero Antonio Di Pietro” e dall’altro rileva come “Berlinguer facesse proprie le analisi dei terroristi”. Il riferimento ai testi brigatisti è certamente esagerato, ma è indubbio un cocktail di “sessantottismo” e di “giustizialismo”.

Nel segno della “questione morale” e poi di Mani Pulite i comunisti passavano nel campo degli “ombrelli di seta” e da allora è maturato a Milano e poi in Italia un bipolarismo anomalo: pezzi significativi e rilevanti di destra nella sinistra e di sinistra nella destra. Dalla Milano di Mani pulite è nata una dialettica abortiva che vede protagonisti, secondo un comune passato di dominazione “spagnola”, una destra “bonapartista” ed una sinistra “austriacante”.

Oggi ci troviamo così nel quadro di una crisi internazionale ad essere però gli unici a vedere il Parlamento farsi guidare da un governo extraparlamentare. Il cosiddetto “deficit di democrazia” è conseguenza di una scelta non solo giudiziaria, ma culturale – della principale intellettualità – e popolare, di aver costruito l’avvenire accettando come base passata, come uniche tradizioni “pulite” dell’Italia repubblicana, quelle comunista e neofascista. 

 



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