BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LEOPARDI/ La grande "lezione" della Luna al nostro desiderio di vivere

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Pare certo che sia Il tramonto della luna l’ultimo canto di Leopardi; i versi finali sarebbero stati dettati dal poeta all’amico Ranieri addirittura dal letto di morte. Ecco la prima strofa:

Quale in notte solinga
sovra campagne inargentate ed acque,
la ‘ve zefiro aleggia,
e mille vaghi aspetti
e ingannevoli obietti
fingon l’ombre lontane
infra l’onde tranquille
e rami e siepi e collinette e ville;
giunta al confin del cielo,
dietro Apenino od Alpe, o del Tirreno
nell’infinito seno
scende la luna; e si scolora il mondo;
spariscon l’ombre, ed una
oscurità la valle e il monte imbruna;
orba la notte resta,
e cantando con mesta melodia,
l’estremo albor della fuggente luce,
che dinanzi gli fu duce,
saluta il carrettier dalla sua via;
tal si dilegua, e tale
lascia l’età mortale
la giovinezza
.

Dopo il disinganno di A se stesso e il sarcasmo della Ginestra, la poesia estrema ripercorre temi cari al Leopardi di ogni stagione: l’elegia della giovinezza, unica età felice dell’uomo, la compagnia silente della luna, l’oscurità riempita dal canto.

La morte era adombrata nella nostalgia con cui Saffo guardava il cielo nell’imminenza del suo suicidio: Placida notte e verecondo raggio della cadente luna; qui il tema è ripreso in modo più maturo per le vicende della vita e per l’ininterrotto lavoro sulla parola. Il lessico è tutto ripreso da Petrarca, lo sguardo è quello assorto degli Idilli. La lirica evoca nelle successive due strofe l’inganno della giovinezza, troppo breve per mantenere le sue promesse, il sopraggiungere dell’età matura, con la sua estraneità al mondo, fino alla vecchiaia, caratterizzata dal dolore più acuto, poiché in essa è incolume il desio, la speme estinta.

L’ultima strofa della lirica, a cui Leopardi consegna il suo congedo umano e poetico, è costruita non sull’analogia, ma sull’opposizione tra il ritmo armonico della natura e la caduta tragica dell’esistenza nel buio della sepoltura:



  PAG. SUCC. >