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LETTURE/ Dal rifiuto di Dio all'invasione dello Stato: la lezione di Gregory

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Papa Leone III incorona Carlo Magno  Papa Leone III incorona Carlo Magno

Dobbiamo ammetterlo: dalla potenza degli Stati Uniti arrivano spesso tante cose buone, anche sul piano della cultura e dellelaborazione delle idee. È il caso di un importante volume fresco di stampa, pubblicato presso Harvard University Press da uno degli studiosi più brillanti e originali che si occupino oggi di storia nel mondo moderno (Brad S. Gregory, The unintended Reformation. How a religious revolution secularized society).

\Bellissima è l’intuizione di metodo da cui il libro prende avvio: il passato non è una realtà che si chiude e sparisce in modo inesorabile dal nostro orizzonte, superata dal nuovo che invade lo spazio di ciò che noi viviamo. Al contrario, come ha scritto Charles Taylor (L’età secolare, 2007), ripreso con giusto risalto da Gregory: “Il nostro passato è sedimentato nel nostro presente”. Dunque, i due poli della storia restano sempre intrecciati, anche se noi non lo vogliamo o non ne siamo fino in fondo consapevoli. Ciò che è esistito fino a ieri, continua a influire sulla realtà del nostro oggi: abita all’interno di esso come una eredità di cui siamo figli, in quanto è la matrice originaria da cui trae alimento la nostra stessa esperienza. In questo senso, afferma Gregory, la vera storia non può che essere una storia “genealogica”, che tiene insieme il passato e il presente. È uno sguardo che aiuta a decifrare ciò che noi siamo diventati, ciò che siamo realmente, e che per fare questo non può restare incollato appiattendosi sullo schermo di ciò che appare in superficie sotto i nostri occhi. Per vedere ciò che è il presente, nel suo spessore più profondo e nelle sue dimensioni globali, bisogna allontanarsi dal quadro e studiarlo nel suo insieme. Il mondo lo si conosce veramente solo scavando nelle sue radici, immergendosi nei meandri di un lungo percorso attraverso cui l’uomo ha modellato la realtà che aveva davanti e utilizzando tutti i materiali a disposizione ha finito con il costruire un edificio nuovo.

Se si accetta la piena ragionevolezza di questo desiderio di arrivare a una “sintesi”, che ricollega e mette in connessione i diversi frammenti dello sviluppo storico, si comprende la giusta insistenza di Gregory sul fatto che non si può capire e tanto meno amare la storia senza fare spazio alle grandi continuità che ne sono il tronco di sostegno. Le continuità sotterranee sono in primo luogo le tradizioni su cui si basano gli ordinamenti che danno forma all’universo della società. Sono i legami che tengono unite le generazioni, la linfa che distribuisce il nutrimento in tutto il corpo di cui siamo le membra. Il flusso della vita che si riproduce nel tempo sta nascosto sotto i cambiamenti profondi che le rivoluzioni della storia collettiva fanno esplodere lungo il suo cammino: perché il mondo dell’uomo è un corpo vivo, che cresce e si trasforma senza sosta, ma non può farlo che partendo dalla sua ossatura, stando dentro i limiti imposti dal codice genetico che la costituisce. Per questo, scrive acutamente Gregory, le periodizzazioni scolastiche della storia più tradizionale sono una “prigione”. La storia vera non va avanti procedendo per “sostituzioni”: è piuttosto una catena che si annoda e poi si riformula, si scioglie e si ricompone assumendo sempre nuovi assetti. La storia è, al fondo di tutto, “genealogia”.



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