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LETTURE/ Dal rifiuto di Dio all'invasione dello Stato: la lezione di Gregory

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Papa Leone III incorona Carlo Magno  Papa Leone III incorona Carlo Magno

Gregory cerca di scomporre meticolosamente tutti gli snodi di questa vertiginosa “torsione” prodotta nel corso dei secoli che conducono fino al nostro presente più attuale. Ogni capitolo del suo volume è una miniera di spunti da riprendere e da verificare con cura. Ma non si può se non restare ammirati quando, già nel primo, densissimo capitolo lo storico nordamericano abborda il tema cruciale dell’“Esclusione di Dio”, vista in concorrenza con l’avanzata dello spirito scientifico moderno (o meglio, di una certa riduzione positivista della filosofia e della scienza moderna).

Il fenomeno è ricondotto alla progressiva banalizzazione dell’alterità ontologica che la tradizione ebraico-cristiana aveva fin dall’inizio rivendicato come sfondo ultimo del rapporto di simbiosi tra il principio divino e il mondo creato. L’eccedenza incommensurabile del Dio-amante è stata invece riassorbita, partendo da alcune linee di sviluppo della teologia e della filosofia tardomedievali, nella logica di una “analogia” resa “proporzionale” alla struttura delle cose esistenti. Ma il Dio cristiano, una volta avviato a essere concepito come l’ente perfettissimo posto in cima alla scala dell’Essere, era nello stesso tempo destinato a essere espulso da una visione sacramentale della realtà intesa come espansione del Logos che, creando, genera ciò che è diverso da sé e con cui stringe un legame regolato dalla dinamica del “segno”: il mistero che si svela e si rende raggiungibile, senza però essere mai circoscrivibile e dominabile del tutto.

Il Dio filosofico dell’ordine razionale è diventato un Dio che sempre più a fatica poteva confondersi con l’umile presenza incarnata sotto il velo dell’eucaristia. La disponibilità all’accettazione del miracolo entrava in urto con la globalità della comprensione analitica dei processi naturali. Gli interlocutori scomodi, percepiti come residuo di una visione antiquata del mondo, dovevano essere rimossi. E l’avanzata della “ratio” calcolatrice del naturalismo moderno non poteva che mettere alle corde, spingendolo sempre più nell’angolo, l’ardito oggetto di sillogismi intellettuali sottratti al calore della contemplazione adorante. Una metafisica a senso unico, che impoveriva le articolazioni interne della scala di tutto ciò che è reale, poteva cominciare a immaginare un mondo autogiustificato e alla fine autoprodotto dall’uomo.

Prendere coscienza di come ciò possa essere avvenuto, è già il primo passo fondamentale per elaborare un giudizio e tentare di riaprire spiragli diversi, dentro la corazza robusta che ci avvolge da ogni lato.



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