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SZYMBORSKA/ Nel labirinto della vita non siamo noi a cercare l'uscita

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Ogni poesia dovrebbe contenere molti punti interrogativi e chiudersi sulla soglia della risposta, coi due punti, scrive la Szymborska nella poesia che dà il nome alla sua penultima raccolta del 2005. Non un punto fermo, non una risposta netta e definitiva, ma due punti: una risposta aperta, che ciascuno può dare. Non è mai didascalica, la Szymborska; non dice come vivere, ma mostra piuttosto com’è la vita, con incanto e stupore. Una vita, la sua come quella di ciascuno di noi, che è “un caso inconcepibile”, una “pausa nell’infinito”, preceduta e seguita da ere ed ere di assenza. Quanto nulla prima del nostro nascere, quanto nulla dopo il nostro morire. La vita, ogni singola vita, ogni singolo istante di questa vita, acquista così un valore inestimabile. Sotto la penna della Szymborska il vecchio topos del theatrum mundi assume i tratti di una recita a soggetto: l’esistenza è uno spettacolo senza prove, un’incessante improvvisazione, “una vita all’istante”:

poter provare prima almeno un mercoledì,
o replicare ancora una volta almeno un giovedì!
Ma qui già sopraggiunge il venerdì
con un copione che non conosco
.

Ogni giorno che viviamo su questa terra è una prima, senza prove e senza repliche, e

qualunque cosa io faccia,
si muterà per sempre in ciò che ho fatto
.

Come vivere la vita allora? La Szymborska non dà ricette: “Come vivere? Mi ha scritto qualcuno a cui io intendevo fare la stessa domanda”. Non dà risposte, ma insegna a porsi domande. Le sue poesie sono spesso piccoli trattati in versi; discorso, più che effusione lirica. Chiarezza, esercizio del pensiero, ironia sono le costanti della sua opera. “Non avermene lingua se prendo in prestito parole patetiche e poi fatico per farle sembrare leggere” scrive: due versi che potrebbero essere posti a epigrafe di tutta la sua opera. 

Nulla è in regalo

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.

È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.

È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.

Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.

Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.

L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.

Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.

La protesta contro di esso
la chiamiamo anima.
Ed è l’unica voce
che manca nell’inventario.

(traduzione di Pietro Marchesani)



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