Cultura
venerdì 3 febbraio 2012
Nel labirinto della vita non siamo noi a cercare l’uscita. È l’uscita che cerca noi. E questo labirinto “altro non è se non la tua, finché è possibile, la tua, finché è tua, fuga, fuga-”, scriveva in Labirinto Wislawa Szymborska, poetessa polacca, Nobel 1996, spentasi l’altroieri a Cracovia all’età di 88 anni.
Nel 1996 la Szymborska era da noi un’illustre sconosciuta. Oggi è un sorprendente fenomeno editoriale. Di recente il Corriere della Sera ha aperto la sua collana di poesia proprio con una sua raccolta; e il 27 marzo del 2009, nell’Aula Magna dell’Università di Bologna, c’erano 1500 persone a sentirla leggere le sue poesie. Chi non c’era guardi le immagini dell’evento in rete, su Tv book. Mai, neppure in Polonia, una sua lettura poetica si era svolta dinanzi a un pubblico così numeroso.
Il Nobel è stato la leva iniziale, ma, si sa, il suo effetto spesso dura poco e ne resta traccia solo nelle enciclopedie. Per spiegare le ragioni della sua popolarità potremmo far ricorso alle Lezioni americane di Calvino, e dire che la sua opera incarna idealmente le qualità che lo scrittore italiano preveggeva per la letteratura del nuovo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità. Ma lo si può dire anche in maniera diversa. Czeslaw Milosz, anche lui polacco, anche lui premio Nobel nel 1980, nelle sue “lezioni americane” affermava che, da un certo momento in poi, si era creato un abisso tra il poeta e la “grande famiglia umana”, e la poesia del Novecento, elitaria, alienata dalla società, scontava le conseguenze di quella frattura. La poesia della Szymborska è una poesia che riesce a parlare al pubblico: si diffonde con il passaparola, con il libro regalato per il compleanno, con la citazione illuminante. Parla di cose che interessano, o meglio, riguardano da vicino un’ampia fascia di persone, potenzialmente tutti – una poesia cioè a carattere universale. Ma non basta. Non basta parlare della morte – argomento che più universale non ve n’è, giacché il nascere e il morire sono le uniche cose che tutti, polacchi e italiani, poeti e ingegneri, abbiamo in comune – perché ciò che si dice venga capito. Una poesia a carattere universale non sempre è universalmente comprensibile. Ebbene, il segreto della poesia della Szymborska potrebbe essere proprio questo: parla di cose universali in modo universalmente comprensibile. Una poesia semplice? Non necessariamente. Può essere letta a più livelli, come ogni grande poesia.
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