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Cultura

IDEE/ Guardare la crisi col cannocchiale: la "parabola" di Galileo e di Newton

Neil Armstrong nel 1969 (InfoPhoto)Neil Armstrong nel 1969 (InfoPhoto)

Nel 1668 Newton costruisce un telescopio a riflessione levigando da sé gli specchi in bronzo bianco. Nella seduta dell’11 gennaio 1672, il telescopio di Newton fu presentato ai soci della Royal Society. Il successo fu tale che nella stessa seduta Newton fu acclamato fellow. Era presente a quella seduta anche il re Carlo II (altri tempi!).

Ma questi racconti di storie passate possono ancora interessarci? Vediamo. Il progresso tecnico del cannocchiale di Galileo non era un vero progresso scientifico ma soltanto una miglioria dovuta all’abilità pratica di Galileo. Il progresso tecnico del telescopio di Newton è invece una illustrazione perfetta del metodo scientifico. Newton osserva ed esperimenta con la luce; formula una teoria della luce e dei colori e capisce che non si può evitare l’aberrazione cromatica del cannocchiale neanche levigando le lenti a perfezione. La sua teoria della luce gli indica invece che un telescopio costruito concentrando la luce con specchi parabolici può essere migliorato quasi indefinitamente. E infatti i telescopi a riflessione si usano ancora oggi in tutte le bande dello spettro elettromagnetico; anche le antenne paraboliche, che infestano i tetti delle nostre belle città, funzionano secondo lo stesso principio.

Il vero progresso della tecnica viene dunque dalla comprensione profonda di un fenomeno e non dalla cultura del fare, ed è affetta da miopia la politica di oggi quando decide di sostenere solo ricerche applicate (quelle che, si crede, permetteranno di guadagnare tanti soldi!) tagliando senza scrupoli la ricerca fondamentale: non esistono ricerche applicate, esistono solo applicazioni della ricerca.

La riduzione alla concretezza, comunque la si voglia chiamare, fa anche parte dei tanti progetti di riforma della scuola, parzialmente realizzati e parzialmente abortiti, di questi ultimi anni. Anche in scuole di profilo tecnico, il richiamo alla sola concretezza e la rinuncia ad una comprensione teorica dei fenomeni naturali può dare l’illusione di formare più rapidamente un giovane per la sua inserzione nel mondo del lavoro e invece lo danneggia in modo molto serio. occorre continuare ad insegnare il metodo scientifico come strumento essenziale per formare persone capaci innanzitutto di osservare la realtà, formulare ipotesi e risolvere problemi, piuttosto che ripetitori inconsci di gesti incomprensibili che provengono da un mondo misterioso ed inaccessibile. 

D’altra parte, il metodo scientifico da solo non vale nulla se dietro non c’è un uomo e la sua vita. Ripensiamo a Galileo con il suo cannocchiale, a Newton e alla pestilenza, la passeggiata alla fiera di Stourbridge ed il prisma. Senza questi uomini e le circostanze che hanno vissuto, il metodo scientifico sarebbe una sterile enunciazione di principi senza conseguenze e il mondo di oggi assomiglierebbe ancora a quello che è stato per millenni. Non è dunque lungimirante rendere così difficile ed impervia la strada dei giovani che vorrebbero dedicarsi alla scienza; non si può farlo impunemente, senza impoverire tutta la società.