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IDEE/ Guardare la crisi col cannocchiale: la "parabola" di Galileo e di Newton

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Neil Armstrong nel 1969 (InfoPhoto)  Neil Armstrong nel 1969 (InfoPhoto)

Negli ultimi anni c’è stato ad esempio un notevole flusso verso la Francia di giovani fisici formati eccellentemente nelle nostre università che, nell’impossibilità di condizioni di vita minimamente decenti in Italia, hanno trovato accoglienza Oltralpe, spesso sbaragliando la concorrenza internazionale. L’emigrazione dei fisici italiani verso le altre nazioni d’Europa e gli Stati Uniti c’è sempre stata ovviamente (Guglielmo Marconi ed Enrico Fermi i casi storici più eclatanti). Ma l’accentuazione recente del fenomeno è piuttosto impressionante. È questo per noi motivo di orgoglio o di vergogna? In direzione contraria, i supermercati francesi, le banche, le compagnie di assicurazione, il settore energetico, quello zootecnico e perfino l’alta moda stanno facendo man bassa da noi. Dove sta l’errore, se errore c’è?

Infine la crisi. La crisi che stiamo attraversando è una crisi finanziaria, si sa. La finanza è la tecnica (alcuni direbbero la scienza) della gestione del denaro. Con una politica screditata e ridotta ai minimi termini, la finanza pare governare i destini del mondo. Ma se bisogna ricusare la tecnica finanziaria che ha generato la crisi, seguendo (se non altro) il metodo scientifico bisognerebbe anche accantonare il punto di vista teorico che fonda l’economia sulla rappresentazione dell’uomo come ingranaggio della grande macchina economica. Ora, questo è proprio ciò che rifiutiamo di fare. Si pensa di poter risolvere la crisi con mezzi esclusivamente tecnici, un governo di tecnici, nuove regole, nuova organizzazione, ma la stessa rappresentazione del mondo, gli stessi principi. Ci riusciremo?

 

 



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