BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

STORIA/ Oskar Schindler, troppo amico degli ebrei per piacere ai comunisti

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Liam Neeson è Oskar Schindler ne Schindler's List di Steven Spielberg  Liam Neeson è Oskar Schindler ne Schindler's List di Steven Spielberg

Vengono interrotti i rapporti diplomatici con Israele (ripresi solo nel ’90 grazie a Havel), viene limitata la libertà religiosa e avviata la schedatura dei cittadini ebrei (dati personali, vita associativa e lavorativa, legami con parenti all’estero e relativo controllo della corrispondenza), operazione utile per filtrarne l’accesso ai posti-chiave di imprese e istituzioni. Le autorità comuniste attingono direttamente dalle informazioni sui prigionieri ritrovate nei lager nazisti...

Verso la fine degli anni 50 l’“antisemitismo burocratico” allenta la presa, e per i circa 30mila ebrei cecoslovacchi la situazione migliora, anche se restano discriminati a livello religioso.

Dopo l’invasione sovietica del ’68 viene introdotto un nuovo concetto doppiamente negativo: l’“intellettuale ebreo”, fiancheggiatore delle “forze controrivoluzionarie”, “cosmopolita e sionista”. Ne fanno le spese anche personaggi politici di primo piano, come Sik, Kriegel, Goldstücker. Nel libro Sionismo e antisemitismo, F. Kolar nega addirittura l’esistenza dell’antisemitismo: “Questo problema non esiste né da noi, né in Urss o in qualunque altro paese socialista. E non permetteremo ai sionisti o alla propaganda imperialista di riesumarlo”. Quando invece è necessario dare un volto al colpevole della “crisi” che aveva portato al ’68, ecco comparire “gli intellettuali ebrei, iniziatori della controrivoluzione” e “i sionisti, servi dell’imperialismo occidentale”.

Nel ’71 riprende il monitoraggio degli ebrei al fine di “tracciare un quadro complessivo degli ambiti delle loro attività, per individuare e smascherare la loro attività ostile e paralizzare l’influsso negativo dei sionisti e delle loro organizzazioni che dall’estero influenzano la comunità religiosa ebraica”. Nel gennaio ’77, all’indomani della diffusione del documento programmatico di Charta 77, il Rudé právo la condanna come iniziativa “delle centrali anticomuniste e sioniste”, e negli anni successivi l’operazione “Risanamento”, con cui la polizia politica “caldeggia” l’espatrio, è rivolta non solo ai dissidenti ma anche agli ebrei.

Morto nel ’74, il “mascalzone” di Svitavy, quell’anarchico al quale – come ha scritto Keneally – piace mettere in ridicolo il sistema, che ama la trasparenza e la semplicità delle buone azioni, che è capace di sentirsi oltraggiato dalla crudeltà e di reagire, resta un personaggio scomodo per chi fa una lettura ideologica della storia, e ancora alla fine degli anni 90 in Repubblica Ceca qualcuno ha cercato di offuscarne la memoria.

“A Gross-Rosen – ricorda Joseph Bau, uno degli ebrei salvati – ci vennero sequestrati i nostri averi, fra le mie cose c’era un libro di poesie e di memorie... Qualche giorno dopo il nostro arrivo a Brünnlitz, Schindler entra nell’officina e chiede di me. Mi porge il libro di poesie e mi dice: “Credo che questo sia suo”. Che tipo era? Non l’ho mai capito”. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.